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martedì 30 dicembre 2014

ALGODISTROFIA, DECORSO E TRATTAMENTO

Si manifesta come un dolore molto forte, sproporzionato all'entità del trauma e apparentemente inspiegabile, che colpisce i piedi e più raramente le mani.

A scatenare questa reazione esagerata basta un trauma come una frattura, una distorsione o una contusione o anche un intervento chirurgico, non necessariamente gravi o seguiti da complicazioni.

Un altro nome per l'algodistrofia è anche distrofia simpatica riflessa.

Da questo si capisce in parte il motivo del disturbo: tutto avviene perchè il sistema nervoso autonomo (simpatico) reagisce al dolore a livello locale in modo autonomo e sproporzionato causando anche dei disturbi vascolari a tissutali.

Da questi disturbi derivano i sintomi che consistono in un dolore molto forte, continuo ed intollerabile, purtroppo anche resistente ai farmaci. La parte interessata si gonfia e diventa pallida e fredda, anche se il paziente avverte un forte bruciore. Non si riesce ad infilare il piede nella scarpa e poggiare la pianta a terra scatena i sintomi. La stampella può essere d'aiuto ma si riescono a fare pochi passi. I dolori continuano tutta la notte e al mattino quando si cerca di mettere il piede a terra si scatenano sensazioni di scossa elettrica e formicolii. Per questo si pense di rivolgersi a specialisti neurologi e vascolari, ma gli esami non mostrano alterazioni significative

Infatti le radiografie risultano inutili perchè la frattura è ricomposta e anche in caso di traumi diversi o distorsioni il danno risulta guarito.

Dopo alcune settimane dalla comparsa del dolore i tessuti cominciano ad alterarsi, la pelle diventa sottile e atrofica, le articolazioni si irrigidiscono e alle radiografie di controllo compare localmente una grave osteoporosi.

Il lato positivo è che l'algodistrofia scompare così misteriosamente come è arrivata, senza invalidità o danni permanenti. Perchè il problema si risolva tuttavia ci vogliono circa sei mesi e in questo tempo non bisogna rassegnarsi al dolore ma combatterlo al meglio per spezzare il circolo vizioso che si instaura. Infatti il disturbo viene innescato e sostenuto dal dolore attraverso un circuito riflesso che coinvolge i recettori del dolore, le fibre nervose simpatiche e la muscolatura dei vasi capillari. 

Le terapie devono quindi essere rivolte alla soppressione sintomatica del dolore.
I farmaci più efficaci sono i blocchi anestetici dei tronchi nervosi periferici e i blocchi dei gangli simpatici. Sono iniezioni di anestetici locali che devono essere eseguite da anestesisti esperti o presso un centro di terapia del dolore. Inoltre bisogna combattere la rigidità articolare e l'osteoporosi con la fisioterapia.
 I farmaci antidepressivi fanno parte della terapia e sono mirati ad annullare la componente affettiva ed emotiva del dolore.

Foto: ALGODISTROFIA, DECORSO E TRATTAMENTO

Si manifesta come un dolore molto forte, sproporzionato all'entità del trauma e apparentemente inspiegabile, che colpisce i piedi e più raramente le mani.
A scatenare questa reazione esagerata basta un trauma come una frattura, una distorsione o una contusione o anche un intervento chirurgico, non necessariamente gravi o seguiti da complicazioni.
Un altro nome per l'algodistrofia è anche distrofia simpatica riflessa.
Da questo si capisce in parte il motivo del disturbo: tutto avviene perchè il sistema nervoso autonomo (simpatico) reagisce al dolore a livello locale in modo autonomo e sproporzionato causando anche dei disturbi vascolari a tissutali.
Da questi disturbi derivano i sintomi che consistono in un dolore molto forte, continuo ed intollerabile, purtroppo anche resistente ai farmaci. La parte interessata si gonfia e diventa pallida e fredda, anche se il paziente avverte un forte bruciore. Non si riesce ad infilare il piede nella scarpa e poggiare la pianta a terra scatena i sintomi. La stampella può essere d'aiuto ma si riescono a fare pochi passi. I dolori continuano tutta la notte e al mattino quando si cerca di mettere il piede a terra si scatenano sensazioni di scossa elettrica e formicolii. Per questo si pense di rivolgersi a specialisti neurologi e vascolari, ma gli esami non mostrano alterazioni significative. 
Infatti le radiografie risultano inutili perchè la frattura è ricomposta e anche in caso di traumi diversi o distorsioni il danno risulta guarito.
Dopo alcune settimane dalla comparsa del dolore i tessuti cominciano ad alterarsi, la pelle diventa sottile e atrofica, le articolazioni si irrigidiscono e alle radiografie di controllo compare localmente una grave osteoporosi.
Il lato positivo è che l'algodistrofia scompare così misteriosamente come è arrivata, senza invalidità o danni permanenti. Perchè il problema si risolva tuttavia ci vogliono circa sei mesi e in questo tempo non bisogna rassegnarsi al dolore ma combatterlo al meglio per spezzare il circolo vizioso che si instaura. Infatti il disturbo viene innescato e sostenuto dal dolore attraverso un circuito riflesso che coinvolge i recettori del dolore, le fibre nervose simpatiche e la muscolatura dei vasi capillari. Le terapie devono quindi essere rivolte alla soppressione sintomatica del dolore.
I farmaci più efficaci sono i blocchi anestetici dei tronchi nervosi periferici e i blocchi dei gangli simpatici. Sono iniezioni di anestetici locali che devono essere eseguite da anestesisti esperti o presso un centro di terapia del dolore. Inoltre bisogna combattere la rigidità articolare e l'osteoporosi con la fisioterapia. I farmaci antidepressivi fanno parte della terapia e sono mirati ad annullare la componente affettiva ed emotiva del dolore.

lunedì 29 dicembre 2014

BASTANO 3 ORE AL GIORNO DI PC PER ROVINARE LA SCHIENA

Ecco gli accorgimenti da adottare per evitare di mettere a rischio il benessere di collo, schiena, mani e braccia. 
Secondo due studi statunitensi coordinati da Fredric Gerr e Michele Marcus, epidemiologi presso la Rollins School of Public Health dell'Emory University e pubblicati dalla rivista 'American Journal of Industrial Medicine' bastano 3 ore al giorno di lavoro davanti al computer per aumentare fino a quasi il 60% il rischio di 'indolenzimenti' e i problemi osseomuscolari.

Mal di schiena, mal di collo, mal di testa, stanchezza. Sono solo alcuni dei malanni causati dal “rapporto” con il nostro computer. A tale proposito gli esperti parlano di “ergonomia della postazione e dell'ambiente di lavoro”. Per evitare di incorrere in questi fastidiosi acciacchi è importante infatti lavorare con una corretta postura e controllare che le nostre abitudini siano corrette ed il luogo di lavoro rispettoso delle regole dell'ergonomia.


Una delle cause delle sofferenze alla colonna vertebrale è lo stare seduti troppo a lungo con una posizione fissa: infatti quando non ci si muove si ostacola il ricambio nutritivo dei dischi vertebrali e questo può, causare mal di testa, stanchezza o mal di schiena. Un primo consiglio è dunque quello di interrompere l'attività davanti allo schermo ogni 45/50 minuti per fare una breve passeggiata.
Alzarsi e sgranchirsi almeno una volta o due ogni ora passata lavorando al computer può aiutare a distendere i muscoli. Può sicuramente essere utile alternare e distribuire in maniera migliore i compiti svolti durante il giorno, se alcuni di questi prevedono la necessità di stare in piedi programmando le interruzioni lungo l'arco della giornata. Un toccasana sarebbe quello di stirarsi o fare degli esercizi per migliorare la circolazione. 

E' consigliabile inoltre cambiare ogni tanto la sistemazione di sedia, schienale e tastiera, a patto che però si rimanga nell'ambito delle posizioni ergonomiche.

La posizione corretta da assumere non è, come si può immaginare, quella della schiena dritta, cioè con la schiena verticale a 90°, ma è bene dotarsi di una sedia con uno schienale che consenta una leggera inclinazione oltre che essere girevole e regolabile. In altre parole le sedie devono essere di tipo ergonomico, vale a dire devono essere di quelle studiate espressamente per salvaguardare la salute.


La posizione più corretta per il computer non è dunque quella classica della dattilografe. La posizione oggi ritenuta più corretta è invece quella assunta sulle poltrone che consentono di inclinare leggermente all'indietro di altri 10-15 gradi oltre ai 90° della posizione dritta. Secondo gli esperti americani la sedia ideale e' quella dotata di braccioli e fatta in modo da poter tenere le braccia distese ad un angolo di almeno 121 gradi. L'ideale, inoltre, sarebbe avere anche un supporto lombare ben sagomato, o un cuscino, in quanto aumenta il confort della seduta e riduce la stanchezza di tutto il corpo in quanto consente di adattare lo schienale alla schiena. Se è possibile occorre regolare lo schienale al fine di adattare il supporto al fondo della schiena. Quanto all'altezza della sedia essa deve essere tale da consentire alle gambe di formare un angolo di 90°. Il tavolo non deve avere un'altezza regolare: né troppo alto né troppo basso.

Per chi usa la tastiera per ore è consigliabile sceglierne una di tipo ergonomico, per intendersi quelle con la forma bombata. Non si tratta infatti di tastiere disegnate per stupire gli amanti della fantascienza, hanno bensì l'importante funzione di ridurre quei movimenti della mano che, se ripetuti all'eccesso, possono portare infiammazioni ai tendini e ai muscoli. Secondo i due studi americani la tastiera va tenuta a piu' di 7 cm dal bordo della scrivania senza 'mai' portare i gomiti al di sopra della linea che passa per il tasto 'J' della tastiera.

La poltroncina non deve essere troppo profonda: ciò infatti può creare una pressione dietro le ginocchia che interferisce con la circolazione delle gambe. Lo schienale dovrebbe essere regolabile di modo da consentire di sedersi appoggiati allo schienale pur avendo le ginocchia libere dalla seduta. A tal fine lo stesso supporto lombare può aiutare a posizionare più in avanti sulla sedia, oppure può essere utile usare una sedia con una seduta più corta.


Le ginocchia devono all'incirca avere un'altezza che coincida con i fianchi e devono essere appoggiate in maniera uniforme. La pressione che una posizione molto diversa da questa esercita sulle cosce può risultare dannosa, per cui è bene che l'altezza della sedia sia ad un livello tale che le cosce siano orizzontali. Nel regolare la sedia occorre ovviamente che i piedi appoggino completamente a terra. Ciò serve per evitare che si verifichi la riduzione della circolazione del sangue nelle gambe, oltre che dolori alla schiena stanchezza.

Se la sedia non può essere regolata né cambiata, o se l'altezza della persona non consente l'appoggio, occorre usare un poggiapiedi. 

Nelle postazioni di lavoro di alcuni uffici capita addirittura di non disporre di sufficiente spazio per gambe, piedi o cosce. Ciò costringe spesso a dover mettere il corpo di traverso per poter lavorare. E' inutile sottolineare come una posizione del genere tenuta per ore e ore risulti faticosa e fastidiosa per le gambe, per la schiena e per le braccia. A tal fine può essere utile usare un porta tastiera regolabile in altezza per avere più spazio per le gambe. E' anche possibile abbassare la sedia o alzare il piano di lavoro, a patto che però si rispettino le regole già descritte per la schiena e le braccia, oltre che ovviamente togliere tutti quegli oggetti che rubano spazio alle gambe.

Gli ultimi due accorgimenti riguardano due oggetti che inevitabilmente ci finiscono tra le mani ma che è bene tenerli nel modo migliore per evitare: telefono e mouse. 


Il telefono non va mai tenuto sulla spalla mentre si parla 

Per quanto riguarda il mouse le regole ergonomiche vogliono che sia usato senza mai fare il 'gioco di polso' mentre lo si muove: la mano deve rimanere perfettamente in linea con il braccio e il 'mouse' deve essere spostato muovendo il braccio non la mano.

domenica 28 dicembre 2014

STRETCHING PER EVITARE DANNI A GINOCCHIA, CAVIGLIE E MANI

Le ginocchia, le mani e le caviglie nel corso di attività fisica spesso riportano danni o lesioni. Questo è quanto emerge da un quadro tracciato dai 1.140 medici e fisioterapisti del Pronto Soccorso mobile messo a disposizione dei 47.500 sportivi, agonisti e dilettanti, che hanno partecipato all'edizione 2000 dell' “Adidas Streetball”, torneo sportivo “on the road”, che ha toccato, durante la scorsa estate, Torino, Riccione, Viareggio, Napoli e Catania.

Il calcio, il basket e la pallavolo sono state le principali discipline in cui i partecipanti, adolescenti di età compresa tra i 14 e i 25 anni, si sono cimentati e 2,4% è risultata la percentuale di quelli che hanno avuto bisogno di un intervento all'interno della “tenda fisioterapica”. 
Gli incidenti più frequenti sono stati

  • le contusioni (29,6%)
  • seguite dalle distorsioni (18,7%)
  • dalle lesioni muscolari (16,9%)
  • dalle escoriazioni (15,8%).
Tutto ciò è stato più frequente nel corso della mattinata, quando il corpo non era ancora allenato, e durante la sera, momento in cui l'affaticamento e l'accumulo di acido lattico hanno influenzato negativamente la performance sportiva.


Gli esperti consigliano che fare esercizi di riscaldamento e stretching prima di iniziare l'attività fisica o l'allenamento, riduce il rischio di prodursi lesioni alle articolazioni come quella del ginocchio, della caviglia, e di altre piccole o grandi articolazioni. Questo problema si evidenzia di più in quei soggetti che praticano sport in cui c'è una maggiore sollecitazione di queste stesse articolazioni ad esempio il gioco del calcio e della pallacanestro.

Lo stretching è quell'insieme di movimenti che comportano un allungamento muscolare e che si effettuano solitamente lentamente senza scatti, respirando in modo ritmico e coordinato con l'allungamento stesso.
Gli stessi ragazzi che durante l'ora di educazione fisica senza alcun contatto fisico vanno incontro spesso a lesioni dei legamenti, quali il legamento crociato oppure dei legamenti collaterali delle ginocchia, sono un esempio di cattiva gestione dell'attività fisica, mancando loro una preparazione adeguata allo sforzo prodotto nel giocare nella palestra della scuola. I tecnici del settore inoltre suggeriscono di lasciare a riposo i muscoli, tendini e terminazioni nervose non appena questi diano segni di sofferenza, uno stop dall'attività restituisce la piena funzionalità della parte dolente e lesa. 


Manovre corrette di pronto soccorso, anche sul campo, infine garantiscono una buona ripresa e decorso di qualsiasi problema.

Mal di schiena potrebbe essere causato dal portafoglio

Portato nella tasca posteriore dei pantaloni può dare problemi alla schiena. Secondo alcuni fisioterapisti inglesi, infatti, e' in aumento il numero di chi si lamenta per dolori alla schiena, e il principale indiziato e' proprio questo accessorio maschile. Per gli esperti, infatti, stare seduti a lungo con il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni potrebbe causare una compressione dei nervi e causare il dolore alla schiena

Il fenomeno sta diventando cosi' diffuso da essersi meritato una definizione: la sindrome della tasca di dietro o neuropatia del portafoglio. Piu' a rischio chi passa molte ore alla guida

''Io e i miei colleghi vediamo sempre piu' pazienti che lamentano dolori alla schiena, pesantezza e mancanza di sensibilita' alle gambe, anche e piedi - ha detto alla Bbc online Julian Firth, fisioterapista a Buckhurst Hill, nella regione dell'Essex, in Inghilterra – Siamo convinti che per una buona parte di loro i disturbi siano provocati dalla compressione del nervo sciatico provocata dal portafoglio. Camminare, in queste condizioni, puo' essere molto doloroso''. I fisioterapisti raccomandano, a chi soffre di questi disturbi, di provare a togliere il portafoglio dalla tasca posteriore quando si sta seduti a lungo, come, ad esempio, in auto o alla scrivania. ''A volte questo semplice accorgimento - conclude l'esperto - e' sufficiente a far sparire i dolori.

Foto: Mal di schiena potrebbe essere causato dal portafoglio

Portato nella tasca posteriore dei pantaloni può dare problemi alla schiena. Secondo alcuni fisioterapisti inglesi, infatti, e' in aumento il numero di chi si lamenta per dolori alla schiena, e il pricipale indiziato e' proprio questo accessorio maschile. Per gli esperti, infatti, stare seduti a lungo con il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni potrebbe causare una compressione dei nervi e causare il dolore alla schiena. Il fenomeno sta diventando cosi' diffuso da essersi meritato una definizione: la sindrome della tasca di dietro o neuropatia del portafoglio. Piu' a rischio chi passa molte ore alla guida. ''Io e i miei colleghi vediamo sempre piu' pazienti che lamentano dolori alla schiena, pesantezza e mancanza di sensibilita' alle gambe, anche e piedi - ha detto alla Bbc online Julian Firth, fisioterapista a Buckhurst Hill, nella regione dell'Essex, in Inghilterra – Siamo convinti che per una buona parte di loro i disturbi siano provocati dalla compressione del nervo sciatico provocata dal portafoglio. Camminare, in queste condizioni, puo' essere molto doloroso''. I fisioterapisti raccomandano, a chi soffre di questi disturbi, di provare a togliere il portafoglio dalla tasca posteriore quando si sta seduti a lungo, come, ad esempio, in auto o alla scrivania. ''A volte questo semplice accorgimento - conclude l'esperto - e' sufficiente a far sparire i dolori.

sabato 27 dicembre 2014

Conoscete i benefici dell'acqua ossigenata?

Il 90% delle persone non lo sa perché non sono notizie divulgate, trattandosi di un prodotto economico e non particolarmente redditizio.
Questi sono alcuni degli effetti benefici dell'acqua ossigenata:

1 - Uccide i germi del cavo orale.
2 - Schiarisce denti (usare un cucchiaino di acqua ossigenata diluita al 10% come un normale collutorio).
3 - Disinfetta lo spazzolino da denti evitando contaminazioni ad esempio di gengivite alle altre persone che vivono in casa e condividono lo stesso bagno dove, in genere, tutti gli spazzolini stanno "vicini vicini" (basta immergere lo spazzolino in un bicchiere contenete sufficiente acqua ossigenata).
4 - Disinfetta le superfici meglio di qualsiasi altro prodotto (ottima per bagni e cucine).
5 - Elimina i funghi che causano il cattivo odore dei piedi (usarla la sera, prima di andare a letto, impedisce lo sviluppo della tigna e d'altri funghi).
6 - Evita infezioni, disinfetta e uccide germi ed altri microrganismi nocivi.
7 - Aiutare nella guarigione (usata più volte al giorno, in alcuni casi può coadiuvare nella regressione di una cancrena della pelle).
8 - Allevia il raffreddore, influenza o sinusite (mescolare metà e metà con acqua pura, introdurre con un contagocce nelle narici alcune gocce e poi soffiarsi il naso).
9 - Aiuta a mantenere la salute della pelle (può essere utilizzato in caso di micosi).
10 - Disinfetta i vestiti macchiati di sangue o altre secrezioni corporee (mettere i capi in ammollo in una soluzione d'acqua ossigenata al 10% prima del lavaggio normale).
11 - Uccide i batteri in cucina, inclusa la salmonella (dopo l'uso di utensili, disinfettare con acqua ossigenata).

12 - Rimuove sensibilmente la placca dai denti (inumidire lo spazzolino con alcune gocce d'acqua ossigenata ed usarlo normalmente, risciacquando la bocca alla fine).

13 - Schiarisce le macchie sul viso (bagnare la parte che si desidera schiarire usando un cotton-fioc prima di andare a dormire, ripetendo l'operazione fino al conseguimento del risultato desiderato).

14 - Sbianca le unghie (mettere in un pentolino d'acqua calda un cucchiaio di acqua ossigenata, lasciare le unghie immersi in questa soluzione per 10 minuti poi lavarsi le mani. Ovviamente le unghie devono essere pulite e senza smalto).

15 - Toglie l'acqua dal canale auditivo dell'orecchio (basta una goccia di acqua ossigenata per eliminare il fastidioso effetto che spesso capita quando si nuota in piscina o al mare).

16 - Elimina le macchie di vino dai tessuti bianchi (versare un pochino d'acqua ossigenata direttamente sulla macchia e poi lavare normalmente, preferibilmente con acqua fredda).

PRECISAZIONE IMPORTANTE:

Fermo restando quanto già scritto, aggiungo che l'Acqua ossigenata uccide (fondamentalmente per "iperossigenazione") i batteri Gram Negativi che sono anaerobi, ovvero tutti quei batteri come il tetano, per esempio, che vivono e prolificano in un ambiente privo di ossigeno. Per tutti quelli invece che vivono senza problemi in presenza di ossigeno l'acqua ossigenata fa poco o niente quindi va utilizzato un disinfettante diverso se si vuole ottenere un risultato.

Foto: Conoscete i benefici dell'acqua ossigenata?

Il 90% delle persone non lo sa perché non sono notizie divulgate, trattandosi di un prodotto economico e non particolarmente redditizio.
Questi sono alcuni degli effetti benefici dell'acqua ossigenata:

1 - Uccide i germi del cavo orale.
2 - Schiarisce denti (usare un cucchiaino di acqua ossigenata diluita al 10% come un normale collutorio).
3 - Disinfetta lo spazzolino da denti evitando contaminazioni ad esempio di gengivite alle altre persone che vivono in casa e condividono lo stesso bagno dove, in genere, tutti gli spazzolini stanno "vicini vicini" (basta immergere lo spazzolino in un bicchiere contenete sufficiente acqua ossigenata).
4 - Disinfetta le superfici meglio di qualsiasi altro prodotto (ottima per bagni e cucine).
5 - Elimina i funghi che causano il cattivo odore dei piedi (usarla la sera, prima di andare a letto, impedisce lo sviluppo della tigna e d'altri funghi).
6 - Evita infezioni, disinfetta e uccide germi ed altri microrganismi nocivi.
7 - Aiutare nella guarigione (usata più volte al giorno, in alcuni casi può coadiuvare nella regressione di una cancrena della pelle).
8 - Allevia il raffreddore, influenza o sinusite (mescolare metà e metà con acqua pura, introdurre con un contagocce nelle narici alcune gocce e poi soffiarsi il naso).
9 - Aiuta a mantenere la salute della pelle (può essere utilizzato in caso di micosi).
10 - Disinfetta i vestiti macchiati di sangue o altre secrezioni corporee (mettere i capi in ammollo in una soluzione d'acqua ossigenata al 10% prima del lavaggio normale).
11 - Uccide i batteri in cucina, inclusa la salmonella (dopo l'uso di utensili, disinfettare con acqua ossigenata).

12 - Rimuove sensibilmente la placca dai denti (inumidire lo spazzolino con alcune gocce d'acqua ossigenata ed usarlo normalmente, risciacquando la bocca alla fine).

13 - Schiarisce le macchie sul viso (bagnare la parte che si desidera schiarire usando un cotton-fioc prima di andare a dormire, ripetendo l'operazione fino al conseguimento del risultato desiderato).

14 - Sbianca le unghie (mettere in un pentolino d'acqua calda un cucchiaio di acqua ossigenata, lasciare le unghie immersi in questa soluzione per 10 minuti poi lavarsi le mani. Ovviamente le unghie devono essere pulite e senza smalto).

15 - Toglie l'acqua dal canale auditivo dell'orecchio (basta una goccia di acqua ossigenata per eliminare il fastidioso effetto che spesso capita quando si nuota in piscina o al mare).

16 - Elimina le macchie di vino dai tessuti bianchi (versare un pochino d'acqua ossigenata direttamente sulla macchia e poi lavare normalmente, preferibilmente con acqua fredda).

PRECISAZIONE IMPORTANTE:
Fermo restando quanto già scritto, aggiungo che l'Acqua ossigenata uccide (fondamentalmente per "iperossigenazione") i batteri Gram Negativi che sono anaerobi, ovvero tutti quei batteri come il tetano, per esempio, che vivono e prolificano in un ambiente privo di ossigeno. Per tutti quelli invece che vivono senza problemi in presenza di ossigeno l'acqua ossigenata fa poco o niente quindi va utilizzato un disinfettante diverso se si vuole ottenere un risultato.

martedì 23 dicembre 2014

TRATTAMENTO DELLA PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE

Introduzione

La periartrite scapolo-omerale (o gleno-omerale) è una definizione molto diffusa per indicare una sindrome che raggruppa numerose e differenti patologie di tipo muscolo-fascia-articolare.
Nella sua definizione più esatta, la periartrite scapolo-omerale è rappresentata da una patologia di tipo infiammatorio della componente periarticolare, inserzionale e tendinea a carico dell'articolazione gleno-omerale della spalla. Tuttavia, vengono solitamente raggruppati in questa categoria, anche i generici "mali alla spalla", indipendentemente dalla patogenesi.

Epidemiologia

Da punto di vista epidemiologico, la periatrite scapolo-omerale colpisce più frequentemente individui di sesso maschile di età superiore ai 40 anni, ha un'insorgenza prevalentemente serale o notturna e si configura nella maggior parte dei casi come una patologia da overuse.
Gli sport maggiormente colpiti sono quelli in cui viene fatto un uso massiccio dell'arto superiore: pallavolo in primis, seguito da tennis, arti marziali (sia di categoria wrestling che di categoria striking) e gli sport di lancio. In questi sport, solitamente la parte maggiormente interessata è prettamente la regione della fascia periarticolare e della cuffia.
Vengono altresì colpite anche alcune categorie di lavoratori, specialmente coloro che effettuano movimenti ripetuti, come meccanici, idraulici o chi lavora nelle catene di montaggio. In questo caso, la regione maggiormente coinvolta è quella del trapezio superiore e la regione cervico-scapolare.

Sintomi

Se la condizione clinica si protrae nel tempo, il dolore comporta una progressiva riduzione dell'uso e della funzionalità nell'arto superiore, portando all'evolversi della patologia verso una condizione di SPALLA CONGELATA. In questa situazione l'ipomobilità della gleno-omerale produce una retrazione consistente e difficilmente reversibile del muscolo Sottoscapolare, che si manifesta in una forte limitazione nell'abduzione, extrarotazione e flessione della spalla.
Da punto di vista clinico, si è potuto osservare come la periartite scapolo-omerale derivi frequentemente da due fattori:
  1. uno squilibrio tensionale tra le componenti miofasciali che gestiscono il movimento della spalla e del cingolo scapolare
  2. un sovrautilizzo dell'area, che consegue in un thickening o fribotizing della fascia peri- e intra-muscolare delle componenti sopracitate.

Trattamento

Un trattamento efficace per la periartrite scapolo-omerale può essere pertanto dato dalla combinazione di tecniche di Myofascial Restrain sulle aree che si presentano addensate e di Active Remodelling per il ripristino della fisiologica funzionalità articolare. Nel caso in cui la sindrome dovesse evolvere a spalla congelata, si possono utilizzare anche tecniche di Rebuild (es. Pompage) come terapia addizionale per il recupero del ROM e del respiro intra-articolare.
Il trattamento di Myofascial Restrain viene effettuato solitamente in modo tridimensionale, lavorando sulle tre logge muscolo-fasciali principali in scompenso che agiscono sull'articolazione della spalla. Queste sono rispettivamente la loggia superiore (abduttori), la loggia anteriore (flessiori e adduttori orizzontali) e la loggia posteriore (rotatori).

Trattamento della loggia superiore.

1) Nella regione sovraspinata si possono localizzare due aree di thickening principali: quella corrispondente al pool neuromotore di EP-SBL (circa sul TP dell'Elevatore) e quella corrispondente a pool di SW-SBL (circa sul TP del Sovraspinato). Il trattamento di queste aree attraverso Restrain avviene nella solita modalità precedentemente vista: si applica una forza di circa 2-3 Kg, effettuando un movimento di frizione profonda con la nocca (o con il gomito) di circa 2-4 cm di ampiezza, a una frequenza di 2-3 cicli al secondo. Si continua il trattamento di Restrain finchè non si percepisce un cambiamento nella consistenza della fascia profonda sottostante. Il dolore, durante l'esecuzione della manovra, può essere anche elevato (VAS 7-9) e irradiato.
Solitamente si tratta uno oppure l'altro punto.
1a) Thicken Point dell'Elevatore.
Generalmente localizzato al di sopra del margine mediale superiore della scapola. Si fa mettere il paziente in posizione seduta "a pensatore" e partendo dal margine mediale della scapola si scorre col dito (o col gomito) verso le trasverse di C3-C4. Nel punto in cui si sente una "collinetta" o "gnocco", corrispondente a una zona di dolore molto acuto per il paziente, si localizza la Thicken Area di EP-SBL - da trattare con decisione, ma sempre rispettando il dolore del paziente.
1b) Thickent Point del Sovraspinato.Generalmente localizzato a lato del collo sotto i fasci laterali del Trapezio Superiore. Si fa mettere il paziente in posizione seduta dritta, e partendo dal margine posteriore dell'acromion si scorre col dito (o con la nocca) verso il collo, stando sopra i fasci laterali del Trapezio Superiore. Nel punto in cui si percepisce la "collinetta", anche qui corrispondente a una zona di dolore elevato, si localizza la Thicken Area di SW-SBL, da trattare quando presente.

Oggi vediamo la seconda parte del trattamento della periartrite scapolo-omerale, aggiungendo alcune ulteriori specifiche.
Pur essendo un tipo di definizione che era stata progressivamente messa in disuso, ma ancora utilizzata in ambito medico-diagnostico, la periartrite scapolo-omerale viene solitamente sostituita dalla più generica nominazione di "spalla dolorosa", o "sindrome della spalla dolorosa", che tiene sì conto della difficoltà nel dare una specifica diagnostica all'eziologia del problema, però perde d'altro canto inevitabilmente di specificità.
Da un po' di tempo la definizione di "periartite scapolo-omerale" o "periartrite di spalla" è stata riconsiderata, in quanto si è visto, proprio grazie all'interesse rivolto negli ultimi anni al tessuto fasciale, che gli squilibri tensionali a livello delle componenti miofasciali che si inseriscono sulla spalla portano proprio a una destrutturazione di tipo infiammatorio.
In particolare, il tessuto bersaglio degli scompensi è proprio la fascia periarticolare, che nel corso del tempo e con il succedersi dei microtraumatismi, innesca microcicli infiammatori reiterati con una forte presenza di fattori infiammatori e attività fibroblastica. La spalla dolorosa solitamente ha infatti una buona risposta ai FANS.
Vi è da tenere in considerazione il fatto che, effettivamente, non è l'articolazione interessata dal processo infiammatorio - che invece, col progredire del problema, è interessata da fenomeni artrosici di tipo meccanico - ma bensì la fascia periarticolare, tanto che la dicitura ancor più corretta sarebbe più propriamente "fascite periarticolare di spalla".
Come abbiamo detto nella prima parte delle PILLOLE FORMATIVE, un trattamento efficace per la periartrite scapolo-omerale può essere pertanto dato dalla combinazione di tre tecniche di FASCIA MANUAL TREATMENT, ovvero:
a) tecniche di Restrain sulle aree delle fascia addensate;
b) tecniche di Active Remodelling per il recupero funzionale;
c) tecniche di Rebuild (Pompage) per il recupero del respiro articolare e del ROM.
Il trattamento di Myofascial Restrain viene effettuato, come detto la settimana scorsa, di solito in modo tridimensionale, lavorando sulle tre logge muscolo-fasciali principali in scompenso che agiscono sull'articolazione della spalla: la loggia superiore (abduttori), la loggia anteriore (flessiori e adduttori orizzontali) e la loggia posteriore (rotatori).
Nella PRIMA PARTE delle PILLOLE FORMATIVE abbiamo visto come agire per il trattamento della loggia superiore. Vediamo ora in questa SECONDA PARTE come agire sulla loggia anteriore.
1) Nella regione della fascia pettorale si possono localizzare quattro aree di thickening principali. Le due che solitamente vanno in scompenso nella fascite periarticolare di spalla sono quella corrispondente al pool neuromotore di IA-SBL (circa sul TP del Succlavio) e quella corrispondente a pool di FW-SBL (circa sul TP del Piccolo Pettorale). Il trattamento di queste aree attraverso Restrain avviene come al solito applicando una forza di circa 2-3 Kg, effettuando un movimento di frizione profonda con la nocca di circa 2-4 cm di ampiezza, a una frequenza di 2-3 cicli al secondo. Si continua il trattamento di Restrain finchè non si percepisce un cambiamento nella consistenza della fascia profonda sottostante. Il dolore, durante l'esecuzione della manovra, può essere anche elevato (VAS 7-9) e irradiato.
Anche se i punti possono essere entrambe attivi, solitamente se ne tratta uno solo per seduta.
1a) Thicken Point del Succlavio.
Generalmente localizzato immediatamente sotto la clavicola, verso il suo terzo mediale, più o meno tra le articolazioni costo-sternali e la linea mammaria. Si fa mettere il paziente in posizione supina e, scorrendo con il dito o la nocca tra la clavicola e la prima e seconda costa, ci cerca un'area in cui si percepisce una sensazione di chiara firbosità, corrispondente a un'area di dolore molto acuto. Si tratta nel solito modo quindi l'area di IA-SBL.
1b) Thickent Point del Piccolo Pettorale.
Localizzato sul decorso di questo muscolo, sul solco delto-pettorale, subito al di sotto del Deltoide Anteriore. a lato del collo sotto i fascia laterali del Trapezio Superiore. Si fa mettere il paziente in posizione supina e con le dita o le nocche si indaga la fascia pettorale subito al di sotto delle fibre del Deltoide. Nel punto in cui si percepisce una "collinetta", anche qui corrispondente a una zona di dolore elevato, si localizza la Thicken Area di FW-SBL, da trattare.
Considerando la frequente compenente infiammatoria fasciale periarticolare della sindrome, solitamente non è consigliabile - prima di aver sviluppato l'adeguata esperienza - lavorare direttamente sulla fascia periarticolare con Restrain. Pertanto si rende più adatto utilizzare per quest'area un trattamento di Pompage, considerando anche che lo squilibrio meccanico può portare a livello intrarticolare a fenomeni di tipo artrosico secondario.
2) Per trattare l'area con tecniche di Rebuild si effettua un POMPAGE DELLA SPALLA.
Il paziente si mette in posizione supina e tiene l'arto in abduzione di circa 90° (se consentito dalla sindrome, altrimenti si abduce per quanto concesso senza dolore). Il terapista afferra con una mano la porzione posteriore del gomito del paziente a livello sovraepicondiloideo e con l'altra mano cerca il margine laterale della scapola, percepibile come un "bottone". Con un movimento delicato, applicando circa 3-4 Kg di pressione, preme sul margine laterale della scapola mentre al tempo stesso tenta di "allontanare" il braccio dal corpo del paziente. La manovra deve dare al paziente una sensazione di sollievo immediato.
Se fascite periarticolare di spalla risulta da esito di lussazione o sublusszaione, con un'instabilità resisdua ancora presente, il Pompage NON DEVE ESSERE EFFETTUATO, mentre correttamente verranno prescritti gli esercizi classici di stabilizzazione della spalla (rinforzo intra- e extra-rotatori, attivazione statica degli stabilizzatori profondi, ecc) a cui può anche liberamente associarsi l'applicazione di tecniche di taping.


Nelle parti precedenti avevamo visto come la definizione più corretta per la sintomatologia presentata è quella di FASCITE PERIARTICOLARE DI SPALLA, evidenziando il carattere di tipo infiammatorio recidivante che questo tipo di problematica presenta non tanto a livello proprio articolare, quanto a livello della fascia periarticolare, fondamentalmente a causa degli squilibri tensionali generatisi a seguito di traumatismo, microtraumatismo o overuse (lavorativo e sportivo) della zona.
Con il perdurare della sintomatologia, la fascite periarticolare di spalla può degenerare progressivamente in una riduzione d'uso del distretto, con l'effetto di indurre una progressiva retrazione delle fasce dei gruppi muscolari motori - in particolare la fascia del Sottoscapolare - che esita in una inesorabile perdita di ROM articolare nota come "Sindrome della Spalla Congelata".
I fenomeni che portano a questo tipo di retrazione sono noti come "bridging miofasciale", ovvero la generazione di ponti connettivali a livello intrafasciale che tendono a livello microscopico piano piano a ridurre la mobilità del distretto, fino a generare un'adesione completa.
Chi fosse interessato a scoprire come i fenomeni di bridging degenerano in un trigger point, può consultare questo articolo:http://www.phisiovit.it/corsi/articolo.php?id=31
Un trattamento efficace della periartite scapolo-omerale, come già detto, è dato dalla combinazione di tre tecniche di FASCIA MANUAL TREATMENT:
a) tecniche di Restrain sulle aree delle fascia addensate;
b) tecniche di Active Remodelling per il recupero funzionale;
c) tecniche di Rebuild (Pompage) per il recupero del respiro articolare e del ROM.
Avevamo visto i punti di trattamento con Restrain della loggia superiore e anteriore. Vediamo oggi quali sono i punti principali da trattare per la loggia posteriore.
Questi punti in particolare presentano una condizione di thickening quando la sintomatologia degenera a Spalla Congelata e pertanto possono richiedere trattamenti ripetuti di Restrain combinati all'esecuzione quotidiana di esercizi di Active Remodelling.
TRATTAMENTO DI RESTRAIN:
1) Nella regione della fossa infraspinata si possono localizzare due aree di thickening principali: quella corrispondente al pool neuromotore di IP-SBL (circa sul TP del Sottospinoso) e quella corrispondente a pool di BW-SHO (circa sul TP del Grande Rotondo). Il trattamento di queste aree attraverso Restrain avviene come al solito applicando una forza di circa 2-3 Kg, effettuando un movimento di frizione profonda con la nocca di circa 2-4 cm di ampiezza, a una frequenza di 2-3 cicli al secondo. Si continua il trattamento di Restrain finchè non si percepisce un cambiamento nella consistenza della fascia profonda sottostante. In queste zone, specialmente in condizioni di spalla congelata, la percezione di un Fibrotizing sottocutaneo è molto chiara. Il dolore, durante l'esecuzione della manovra, è solitamente molto elevato (VAS 7-9) e irradia anteriormente verso la testa dell'omero.
Anche se i punti possono essere entrambe attivi, solitamente se ne tratta uno solo per seduta.
1a) Thicken Point del Sottospinoso.
Localizzato nella fossa infraspinata, tra il margine mediale della scapola, la spina della scapola, il suo margine inferiore e il solco delto-scapolare.
Si fa mettere il paziente in posizione prona e, indagando con il dito o le nocche nell'area della fossa, si tratta la fascia del Sottospinoso, cercando una zona in cui si percepisce una chiara firbosità, corrispondente a un'area di dolore molto acuto e irradiato. Si tratta quindi l'area di IP-SBL.
1b) Thickent Point del Grande Rotondo.
Localizzato tra il margine inferiore dei fasci del Deltoide Posteriore, il pilastro ascellare posteriore e il margine laterale della scapola.
Si fa mettere il paziente in posizione prona con l'arto superiore in abduzione per quanto consentito dalla sintomatologia. Con la nocca si indaga nell'area del pilastro ascellare posteriore, sulla fascia del Grande Rotondo e il margine inserzionale del Capo Mediale del Tricipite. Nel punto in cui si percepisce una chiara fibrosità, corrispondente a una zona di dolore elevato, si localizza la Thicken Area di BW-SHO, da trattare.
In caso di degenerazione della sindrome a Spalla Congelata, è necessario combinare al Restrain anche i trattamenti di Rebuild e Remodelling, altrimenti la terapia sarà solo parzialmente efficace.
Nel caso in cui non vi siano limitazioni articolari invece, i due trattamenti di seguito riportati non sono obbligatori.
2) Si effettua quindi un POMPAGE DEL GRANDE PETTORALE.
Il paziente si mette in posizione supina e tiene l'arto in abduzione per quanto concesso. Il terapista afferra con una mano la porzione posteriore del gomito del paziente a livello dei condili omerali e con l'altra mano cerca il margine laterale della scapola dietro il pilastro ascellare posteriore. Con un movimento delicato, applicando circa 4-5 Kg di pressione, stabilizza il margine laterale della scapola mentre al tempo stesso tenta di portare lentamente in abduzione il braccio del paziente. Una volta che arriva al punto di abduzione consentita, mantiene la posizione per circa 10-15 secondi, per poi tornare alla posizione iniziale in almeno 20 secondi. La manovra deve essere effettuata in modo lento ma deciso, e può essere anche dolorosa. Si ripete il ciclo per almeno 10 volte.
Una volta terminata la seduta, si lasciano al paziente da eseguire esercizi di ACTIVE REMODELLING per il recupero del ROM articolare.
3a e 3b) Il paziente sta in posizione ortostatica. Partendo da una posizione di adduzione-intrarotazione dell'arto superiore, il paziente deve portarlo in una posizione di adbuzione-extrarotazione, ruotando al contempo anche il tronco e cercando di forzare il movimento per quanto consentito. L'esercizio non va effettuato se la VAS di base a riposo è >5. Durante l'esecuzione è consentito un aumento di VAS anche di 3-4 punti, che però deve sparire a distanza di 10 minuti dal termine degli esercizi. Si effettuano 15-20 ripetizioni per almeno 4-5 volte al giorno.
Chi fosse interessato a conoscere nel dettaglio tutte le tecniche di Restrain, Rebuild e Remodelling Miofasciale, può trovare informazioni sui corsi di POMPAGE e di FASCIA MANUAL TREATMENT al linkhttp://www.studiozanellafisioterapia.com/corsi.html
Per i professionisti che volessero effettuare formazione privata residenziale oppure online, ricordo che sono disponibile a questi contatti:http://www.studiozanellafisioterapia.com/contatti.html
*** REGALO DELL'EPIFANIA!!! *** chi va sulla pagina Studio Zanella Fisioterapia - www.studiozanellafisioterapia.com e mette "mi piace" può scaricare GRATUITAMENTE il file contenente LA MAPPATURA ESATTA DELLE AREE DI THICKENING più frequenti per il trattamento della Fascite Periarticolare di Spalla.
Ricordo che sono a disposizione SOLO 50 DOWNLOAD! Affrettatevi!
Buon lavoro! 
Filippo
Attenzione: si avvertono i lettori che le "Pillole formative" sono da considerarsi semplici suggerimenti terapeutici, pertanto le eventuali indicazioni riportate sono ad uso esclusivo di personale sanitario qualificato e non devono mai prescindere da una valutazione funzionale e diagnostica. L'autore delle "Pillole formative" non può in alcun modo essere ritenuto responsabile degli eventuali danni causati da un'applicazione non corretta delle indicazioni date o della loro eventuale inefficacia terapeutica.


lunedì 22 dicembre 2014

Approccio alla Pubalgia


pubalgia

Introduzione


La pubalgia è una mioentesite riguardante i punti di inserzione pubica di differenti muscoli. Tra quelli maggiormente superficiali distinguiamo:
- adduttori
– pettineo
– piramidale
– retti addominali
– obliqui addominali
– trasversi addominali
Viene provocata generalmente da un carico di lavoro (ovviamente fisico) eccessivo. Essa è associata a diversi gradi di lesione dei muscoli della zona frontale | bassa dell’addome, della sinfisi pubica e degli adduttori. Questa sindrome è molto dolorosa, si localizza in special modo nella sinfisi pubica; affligge maggiormente gli sportivi e le donne in gravidanza.L’incidenza maggiore è tra i giocatori di calcio, anche se essi non sono i soli a soffrirne:
- schermitori
– atleti dediti alla corsa
– ballerini
– tennisti
possono avvertire tale sintomatologia. Secondo Jarvinen è possibile identificare ben 72 cause di pubalgia, non solo disfunzioni tendinee, muscolari, ossee o articolari, ma anche patologie infettive, tumorali, borsiti, intrappolamenti nevosi ecc.

Diagnosi

L’eventuale diagnosi è confermata dalla RX, che, però, può solo mostrare anomalie radiologiche dell’articolazione pubica nei casi di osteo-artropatie microtruamatiche pubiche o di tendiniti delle inserzioni. Le anomalie disfunsive si evincono prima nella scintigrafia che negli esami radiologici e così anche i prograssi saranno evidenti prima nell’esame scintigrafico che nel RX.
Una RMN può essere utile per diagnosticare una lesione dei muscoli addominali o degli adduttori, e può anche evidenziare una lesione della sinfisi pubica.

Trattamento

E’ consigliabile all’inizio avere un approccio Osteopatico della pubalgia e solo in seguito, nel caso del suo fallimento o di dolorose recidive, giungere al trattamento chirurgico, nella fattispecie con il metodo Nesovic, che viene eseguito su bilateralmente.
In fase acuta il soggetto deve assolutamente rimanere a riposo e sottoporsi ad una terapia indicata. Nella situazione cronica oltre alle terapie specifiche si ricorre anche al recupero funzionale mediante attività fisica mirata a:

  • allungamento della muscolatura adduttoria.
  • allungamento catena muscolare posteriore a mezzo di stretching attivo e passivo
  • esercizi propriocettivi mono e bipodalici,su varie superfici, in vari decubiti, a occhi aperti e chiusi
  • potenziamento dei muscoli retroversori del bacino, mettendo particolare attenzione agli addominali.
  • trofismo e forza muscolare tramite isometria ed elastici.
  • coordinazione intermuscolare e riprogrammazione dello schema motorio tramite oscillazioni e slanci degli arti inferiori,
  • walking, diversi tipi di andature, ed eventualmente corsa (rettilinea, curva, in accelerazione e decelerazione, con cambi di direzione, e con vari tipi di arresto del passo

info: http://francescobarbato.blog.com

La meniscectomia parziale artroscopica

La meniscectomia parziale per via artroscopica è uno dei più comuni interventi chirurgici ortopedici; tuttavia, ancora non vi è una forte evidenza che ne supporti l'efficacia. In questo articolo, che è stato fortemente promosso e pubblicizzato, è stato condotto uno studio multicentrico, randomizzato, controllato (placebo), a doppio cieco, su 146 pazienti di età compresa tra 35 e 65 anni, con sintomi associati a lesione degenerativa del menisco mediale, ma senza segni di osteoartrosi al ginocchio. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi, chirurgico e placebo.

Non è stata registrata alcun tipo di differenza tra i due gruppi in nessuno degli outcome primari tra l'inizio dello studio ed il follow-up a 12 mesi, né nessuna differenza nel numero di soggetti che hanno necessitato di un'ulteriore intervento. In questo studio, gli outcome in seguito all'artroscopia non erano in nessuna misura migliori di quelli del gruppo placebo (accesso artroscopico, dilatazione dell'articolazione per iniezione di soluzione fisiologica, ma nessun intervento sui menischi né alcuna altra struttura).

Nonostante una metodologia rigorosa, questo studio presenta alcuni limiti particolarmente nei criteri di inclusione ed esclusione, ed in conclusione non ha modificato sostanzialmente quanto già era noto su questo argomento, a dispetto della grande attenzione riposta dalla comunità scientifica e dai media su questo lavoro. > Da: Sihvonen et al., N Engl J of Med 369 (2013) 2515-2524. Tutti i diritti sono riservati a New England Journal of Medicine. Immagine presa da www.londonkneeclinic.com.

Oltre al riassunto dell'articolo pubblicato qui di seguito, potete trovare l'abstract Pubmed sul nostro sito http://www.anatomy-physiotherapy.com/

Tradotto da Mattia Zambaldi

Foto: Venerdì Random a cura di Andrew Cuff, BSc (Hons) PgD:

Oltre al riassunto dell'articolo pubblicato qui di seguito, potete trovare l'abstract Pubmed sul nostro sito http://www.anatomy-physiotherapy.com/

La meniscectomia parziale per via artroscopica è uno dei più comuni interventi chirurgici ortopedici; tuttavia, ancora non vi è una forte evidenza che ne supporti l'efficacia. In questo articolo, che è stato fortemente promosso e pubblicizzato, è stato condotto uno studio multicentrico, randomizzato, controllato (placebo), a doppio cieco, su 146 pazienti di età compresa tra 35 e 65 anni, con sintomi associati a lesione degenerativa del menisco mediale, ma senza segni di osteoartrosi al ginocchio. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi, chirurgico e placebo. 

Non è stata registrata alcun tipo di differenza tra i due gruppi in nessuno degli outcome primari tra l'inizio dello studio ed il follow-up a 12 mesi, né nessuna differenza nel numero di soggetti che hanno necessitato di un'ulteriore intervento. In questo studio, gli outcome in seguito all'artroscopia non erano in nessuna misura migliori di quelli del gruppo placebo (accesso artroscopico, dilatazione dell'articolazione per iniezione di soluzione fisiologica, ma nessun intervento sui menischi né alcuna altra struttura). 

Nonostante una metodologia rigorosa, questo studio presenta alcuni limiti particolarmente nei criteri di inclusione ed esclusione, ed in conclusione non ha modificato sostanzialmente quanto già era noto su questo argomento, a dispetto della grande attenzione riposta dalla comunità scientifica e dai media su questo lavoro. > Da: Sihvonen et al., N Engl J of Med 369 (2013) 2515-2524. Tutti i diritti sono riservati a New England Journal of Medicine. Immagine presa da www.londonkneeclinic.com.

Tradotto da Mattia Zambaldi

L'ONICOFAGIA: FORSE NON TUTTI SANNO CHE

Una causa di onicofagia è la mancata stimolazione dello spot palatino da parte della lingua, una "disfunzione linguale" provocata da un succhiamento di ciuccio o di dito o altra causa, provoca una cattiva "postura linguale"ossia bassa! Cio' è causa di una mancata stimolazione dello "spot palatino" e di conseguenza una mancata stimolazione del "nervo naso palatino" Nervo afferente che trasporta impulsi bilateralmente dal parodonto linguale dei denti mascellari anteriori e della parte anteriore del palato duro verso la divisione mascellare del trigemino" per sopperire a questa mancata stimolazione il bambino inconsciamente iniziera' a bruxare, a mangiarsi le unghie a rosicchiare tutto cio' che gli capita a tiro, fara' questo semplicemente per stimolare il trigemino, ovviamente cio' nel tempo potra' essere causa di mal di testa, proprio lungo il decorso del nervo trigemino ovviamente ! Quindi fondamentale è riuscire a distinguere i sintomi di una cattiva occlusione, dai sintomi di una disfunzione linguale e di una deglutizione atipica! un saluto!Gianluca Salernitano
Foto: L'ONICOFAGIA:
 FORSE NON TUTTI SANNO CHE:
 Una causa di onicofagia è la mancata stimolazione dello spot palatino da parte della lingua, una "disfunzione linguale" provocata da un succhiamento di ciuccio o di dito o altra causa, provoca una cattiva "postura linguale"ossia bassa! Cio' è causa di una mancata stimolazione dello "spot palatino" e di conseguenza una mancata stimolazione del "nervo naso palatino" Nervo afferente che trasporta impulsi bilateralmente dal parodonto linguale dei denti mascellari anteriori e della parte anteriore del palato duro verso la divisione mascellare del trigemino" per sopperire a questa mancata stimolazione il bambino inconsciamente iniziera' a bruxare, a mangiarsi le unghie a rosicchiare tutto cio' che gli capita a tiro, fara' questo semplicemente per stimolare il trigemino, ovviamente cio' nel tempo potra' essere causa di mal di testa, proprio lungo il decorso del  nervo trigemino ovviamente ! Quindi fondamentale è riuscire a distinguere i sintomi di una cattiva occlusione, dai sintomi di una disfunzione linguale e di una deglutizione atipica! un saluto!
Gianluca Salernitano