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mercoledì 10 aprile 2019

FisioPodcast-03-Termoterapia, Artrosi e.. un cane che rileva le malattie??

In questo episodio parleremo di cani in grado di rilevare gli sbalzi di glicemia nell'uomo e addirittura ... i tumori!! Sarà vero? Parleremo di termoterapia e infine di artrosi. Sarà molto denso. Buon ascolto

Ascolta "FisioPodcast - Parliamo di Fisioterapia" su Spreaker.



lunedì 29 dicembre 2014

ARTROSCOPIA D'ANCA, UNA CURA EFFICACE


Al posto di ricorrere alla protesi di metallo, bisogna prevenire il danno

Molti pazienti trascurano i primi dolori all’anca, rendendo difficile il successivo intervento.
Invece, grazie all'artroscopia d'anca, si ritarda o addirittura si evita il ricorso alla protesi. A condizione di intervenire prima che si sia sviluppata l'artrosi.

Le indicazioni all’artroscopia dell’anca sono molteplici e si rivolgono all’articolazione nel suo complesso. Si possono valutare sia le strutture articolari in senso stretto (il cosiddetto compartimento centrale), sia le strutture che avvolgono le articolazioni (compartimento periferico).

Si tratta infatti di una tecnica chirurgica mininvasiva in grado di correggere una condizione che predispone allo sviluppo dell'artrosi dell'anca e quindi alla successiva necessità di sostituire l'articolazione sofferente con un impianto protesico. Con tecnica artroscopica, tramite una sonda ottica introdotta nella cavità articolare dell'anca, si può infatti andare a correggere un difetto di curvatura e di accoppiamento meccanico tra il femore e il bacino. Si tratta della sindrome femoro-acetabolare.



Anatomia

Per chiarire occorre conoscere l'anatomia normale di questa grande articolazione dell'arto inferiore: si tratta di un accoppiamento tra una semisfera (la testa del femore) e una cavità a forma di scodella (l'acetabolo del bacino). Se le due curvature non corrispondono esattamente per raggio di curvatura ed estensione delle superfici si crea il conflitto: l'urto tra femore e acetabolo.

domenica 28 dicembre 2014

La fisioterapia raddrizza i piedi a papera

La postura alla Charlot, con le punte aperte verso l'esterno, si può correggere: ecco come...

Perché alcuni hanno i cosiddetti piedi a papera come Charlot ? In fase di crescita, sono le ossa a svilupparsi prima, per portarsi poi dietro le fasce muscolari. Se alcuni muscoli, detti rotatori perché hanno tra le loro funzioni fisiologiche quella di far ruotare l'anca, restano arretrati, fanno resistenza. Esercitano allora un'eccessiva trazione dell'anca, che si riflette in una altrettanto eccessiva trazione del piede verso l'esterno.
Ed ecco il piede a papera, più o meno accentuato (fino a 50 gradi di rotazione). I muscoli interessati sono, con il complesso articolare dell'anca, il grande gluteo, i pelvi trocanterici (corti e forti interni all'anca) e il bicipite femorale, che è il posteriore della coscia.

Dritti in dieci sedute

«Dopo la diagnosi dell'ortopedico, escluse rare malformazioni dell'osso, il fisioterapista provvederà all'allungamento, mediante esercizi per decontratturare e allungare, dei muscoli ritenuti responsabili e anche delle capsule articolari (che a volte si ritraggono e devono essere stirate per favorirne la giusta posizione)», spiega Giancarlo Fratocchi, professore a contratto di riabilitazione ortopedica all'Università La Sapienza di Roma. In dieci sedute, a qualsiasi età, si possono già ottenere dei buoni risultati.
In una seconda fase, quella rieducativa, il fisioterapista può utilizzare semplici mezzi come lo specchio o anche il bio feedback elettromiografico: si applicano degli elettrodi per far contrarre i muscoli e far diminuire la loro rotazione.
C'è un rischio: corretto, il difetto può riemergere, perché il paziente ricade nel vecchio schema corporeo. Allora si fa un lavoro rieducativo, che è definito training propriocettivo. Si tratta di percorsi obbligati che il paziente segue, passo dopo passo, finché non fa propria la nuova posizione dei piedi.

Foto: La fisioterapia raddrizza i piedi a papera

La postura alla Charlot, con le punte aperte verso l'esterno, si può correggere: ecco come...

Perché alcuni hanno i cosiddetti piedi a papera come Charlot ? In fase di crescita, sono le ossa a svilupparsi prima, per portarsi poi dietro le fasce muscolari. Se alcuni muscoli, detti rotatori perché hanno tra le loro funzioni fisiologiche quella di far ruotare l'anca, restano arretrati, fanno resistenza. Esercitano allora un'eccessiva trazione dell'anca, che si riflette in una altrettanto eccessiva trazione del piede verso l'esterno. 
Ed ecco il piede a papera, più o meno accentuato (fino a 50 gradi di rotazione). I muscoli interessati sono, con il complesso articolare dell'anca, il grande gluteo, i pelvi trocanterici (corti e forti interni all'anca) e il bicipite femorale, che è il posteriore della coscia. 

Dritti in dieci sedute
«Dopo la diagnosi dell'ortopedico, escluse rare malformazioni dell'osso, il fisioterapista provvederà all'allungamento, mediante esercizi per decontratturare e allungare, dei muscoli ritenuti responsabili e anche delle capsule articolari (che a volte si ritraggono e devono essere stirate per favorirne la giusta posizione)», spiega Giancarlo Fratocchi, professore a contratto di riabilitazione ortopedica all'Università La Sapienza di Roma. In dieci sedute, a qualsiasi età, si possono già ottenere dei buoni risultati. 
In una seconda fase, quella rieducativa, il fisioterapista può utilizzare semplici mezzi come lo specchio o anche il bio feedback elettromiografico: si applicano degli elettrodi per far contrarre i muscoli e far diminuire la loro rotazione. 
C'è un rischio: corretto, il difetto può riemergere, perché il paziente ricade nel vecchio schema corporeo. Allora si fa un lavoro rieducativo, che è definito training propriocettivo. Si tratta di percorsi obbligati che il paziente segue, passo dopo passo, finché non fa propria la nuova posizione dei piedi.

sabato 27 dicembre 2014

LE NUOVE PROTESI D'ANCA SONO GARANTITE A VITA

Una protesi d'anca è per sempre. Quella messa a punto dai ricercatori italiani dell'Università La Sapienza di Roma lo è per davvero, perché elimina l'attrito rendendo la vita del dispositivo teoricamente eterna.
Lo studio, coordinato da Adelina Borruto della Facoltà di Ingegneria, ha prodotto un brevetto europeo e uno americano. Proprio negli Stati Uniti verrà presentato alla fine di questo mese il nuovo procedimento per la messa a punto di questa rivoluzionaria scoperta, nel corso dell'International Peek Meeting.
Nel brevetto si afferma che tanto più è grande la differenza di bagnabilità tra i due materiali in accoppiamento tribologico, tanto più la protesi lavora in stato di lubrificazione e non produce detriti. Ciò consente di produrre impianti che possono durare in eterno, con evidenti vantaggi per i pazienti, in particolare per quelli più giovani, per i quali l'opzione chirurgica è sempre posta in secondo piano proprio per la durata limitata delle protesi impiantate di norma.
I ricercatori hanno proposto l'associazione di una coppa femorale in un materiale idrofobico quale il Peek Carbon Fibre e di una testa femorale in materiale idrofilico (lega metallica come CoCr o ceramica). La nuova tecnica permette di superare i limiti delle protesi attuali, legati anche a problemi di infiammazione o di dispersione di ioni metallici nell'organismo.
"Nel Laboratorio di Tribologia studiamo il comportamento ad attrito ed usura di una vasta casistica di materiali", ha spiegato Adelina Borruto. "In questo caso il nostro lavoro è stato individuare non solo un materiale antiusura, ma anche un accoppiamento tribologico ideale per garantire la longevità delle protesi".
La tribologia è la scienza che studia l'attrito, la lubrificazione e l'usura di superfici a contatto e in moto relativo.

mercoledì 24 dicembre 2014

L'anca a scatto

Introduzione

L'anca a scatto, è una condizione morbosa che colpisce maggiormente le donne, e che si manifesta durante il movimento dell'anca con scatti rumorosi, talvolta percepiti solo dal paziente. E’ caratterizzata da una sensazione di scatto o schiocco che il paziente avverte quando i tendini vicino all’articolazione dell’anca scorrono al di sopra di sporgenze ossee. A seconda della sede dove lo scatto si verifica si distinguono 2 tipi di anca a scatto: esterna ed interna. 
  • L’ anca a scatto esterna, più comune, è dovuta al patologico movimento di scorrimento della fascia lata al di sopra del grande trocantere. Lo scatto viene percepito in corrispondenza della regione laterale dell’articolazione. Lo scivolamento con scatto di questa fascia, avviene durante la deambulazione o la rotazione dell’anca.
  • L’anca a scatto interna può essere 
    • extrarticolare quando causata dallo scatto del tendine dell’ileopsoas della regione anteriore dell’anca. La fascia lata è separata dall’osso dalla borsa trocanterica, una struttura “ammortizzante” utile nel diminuire l’attrito tra le due superfici. Quando oltre allo scatto è presente l’infiammazione della borsa (borsite trocanterica), i pazienti accusano dolore alla deambulazione, particolarmente al mattino durante i primi passi, dolore notturno, e difficoltà a rimanere sdraiati sul lato affetto.
    • intraarticolare. Alcune volte, ma molto più raramente, il rumore può essere causato da un corpo estraneo interposto tra la testa femorale e l’acetabolo o da una lesione del ciglio acetabolare. 
Atletica leggera, pesistica, e ballo, sono gli sport in cui si manifesta maggiormente questa fastidiosa patologia.

Sintomatologia

La sintomatologia è caratterizzata dagli scatti che avvengono durante la marcia o nelle rotazioni dell’anca, magari facendo attività fisica o anche mentre ci si trova sdraiati a letto. Il dolore, sebbene non costante, è abbastanza frequente. Nelle rare forme intra-articolari il dolore ricalca quello delle comuni malattie articolari dell'anca (coxalgia), interessando l'inguine e il gluteo e talora irradiandosi in basso verso il ginocchio. Nelle più comuni forme extra-articolari possiamo osservare invece i sintomi delle classiche borsiti : la borsite trocanterica (scatto esterno) produce un dolore "al fianco" sulla sporgenza ossea del grande trocantere, la borsite dell'ileopsoas (scatto interno) produce al contrario un dolore inguinale puro, esacerbato dal movimento del "calcio di piatto" del pallone e dalla palpazione profonda in quella zona.

Diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica, si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo del paziente. Talvolta può essere necessario eseguire un esame radiografico dell’anca per escludere altre patologie, come l’artrosi coxofemorale, la osteonecrosi della testa femorale, e la presenza di calcificazioni periarticolari. Nel sospetto di corpi mobili intrarticolari o di una lesione cartilaginea, può essere indicato ricorrere ad una TAC o ad una RMN. La radiografia del bacino deve essere eseguita in piedi, in quanto spesso, all’anca a scatto esterna, si associa una dismetria degli arti inferiori. Allo stesso modo, nella diagnosi , deve essere studiata anche la colonna dorso lombare per mettere in evidenza una eventuale scoliosi. L’ecografia a volte dimostra un ispessimento della fascia lata e, se eseguita in dinamica, visualizza chiaramente la dinamica dello scatto.

Trattamento

L’approccio terapeutico varia a secondo della causa, della durata, e della intensità dei sintomi, è indicato nei casi in cui il disturbo è fonte di disagio e impedimenti. Negli sportivi, può essere utile correggere i gesti atletici giudicati non corretti. L’esecuzione di stretching, la rieducazione posturale, il massaggio traverso profondo, gli esercizi di potenziamento del gluteo medio, la ginnastica posturale (ESEGUITA DAL FISIOTERAPISTA), sono spesso sufficienti a risolvere il problema. Talvolta si ricorre a trattamenti strumentali quali laser ad alta potenza, ipertermia, e onde d’urto. La terapia conservativa si deve prolungare fino alla completa risoluzione in quanto il rischio di recidiva è molto alto. In caso di fallimento della terapia conservativa, si può proporre un ciclo di infiltrazioni con steroidi. Queste possono migliorare la sintomatologia dolorosa , ma molto raramente consentono la scomparsa definitiva dello scatto

Chirurgia

Nelle forme resistenti al trattamento conservativo, la soluzione è chirurgica. Attualmente è possibile trattare con successo tale patologia per via endoscopica . Nel caso dell’anca a scatto esterna si esegue una sezione della fascia lata, nel caso dell’anca a scatto interna un release del tendine dell’ileopsoas.


martedì 23 dicembre 2014

Necrosi dell’anca

Le ossa essendo tessuti vivi ricevono sangue dai vasi sanguigni. La maggior parte dei tessuti vivi hanno vasi sanguigni che provengono da diverse direzioni . Nel caso in cui un vaso sanguigno fosse danneggiato non potrebbe causare problemi, dal momento che la vascolarizzazione sarebbe compensata da altri vasi provenienti da direzioni diverse. In alcune articolazione del corpo umano ci sono però pochi vasi che apportano sangue. Una di queste articolazioni è l’anca. Questo articolo descrive cosa succede quando nell’anca si danneggia il meccanismo di apporto di sangue e che cosa si intende per ” osteonecrosi avascolare dell’anca”. (Necrosi in linguaggio scientifico significa morte, quindi per osteonecrosi si intende la morte dell’osso)
Questa guida vi aiuterà a capire
· Come si sviluppa AVN
· Come i medici posso diagnosticare questa patologia
· Quali sono le terapie disponibili

Anatomia

Dove si sviluppa l’osteonecrosi

L’articolazione dell’anca è composta dalla testa del femore e dall’acetabolo. L’acetabolo è una coppa profonda situata nel bacino che circonda la testa del femore. La testa del femore è sferica e si articola nella concavità dell’acetabolo. Intorno all’articolazione vi sono muscoli e legamenti che mantengono la stabilità dell’anca.
La superficie della testa femorale e la parte interna del acetabolo sono ricoperte da cartilagine articolare. La cartilagine è spesso circa 2 mm nella maggior parte delle grandi articolazioni ed è costituito da tessuto lucido e resistente all’attrito che permette alle superfici di scivolare l’una contro l’altra senza danni. Tutta la vascolarizzazione della testa del femore proviene dal collo femorale ( parte ossea che collega la testa femorale alla parte lunga del femore). Se questa vascolarizzazione è danneggiata non ci sono altri vasi che possano fornire sangue. Questo danno conduce alla morte dell’ osso della testa del femore detta anche “osteonecrosi dell’anca”

L’osso vivo è sempre in costante rimodellamento . Per mantenere la resistenza e forza di un osso, le cellule ossee sono costantemente attive nel riparare e rimaneggiare il tessuto osseo. Se questo processo si arresta l’osso può cominciare a indebolirsi. Immaginiamoci la sulla struttura metallica di un ponte che senza manutenzione viene aggredita dalla ruggine, nel tempo proprio come un ponte arrugginito, la struttura ossea comincia a crollare.
Senza vascolarizzazione la testa del femore va incontro a necrosi (morte), si frammenta e cede sotto la pressione del peso corporeo.
Conseguentemente anche la cartilagine soprastante degenera. L’incongruenza articolare che ne deriva, porta poi rapidamente ad una artrosi deformante.
Quando si verifica la necrosi dell’anca, la parte superiore della testa femorale sottoposta al carico collassa e comincia ad appiattirsi. Questo si verifica perché la testa del femore è la regione dove si concentra la maggior parte del peso. L’appiattimento della testa crea una situazione in cui la stessa testa non si adatta più perfettamente alla concavità dell’acetabolo. Questo situazione conduce all’artrosi dell’anca e al dolore.

lunedì 22 dicembre 2014

PROTESI D'ANCA

Si compone di parte femorale e coppa acetabolare.Parliamo di ENDOPROTESI se viene sostituita solo la parte femorale,di ARTROPROTESI quando viene impiantata anche la coppa acetabolare(protesi totale anca). La protesi può essere cememtata o non cememtata cioèimpiantata direttamente nell'osso.

Lo scopo dell'intervento é il recupero della funzione (con cessazione sintomatologia dolorosa). IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO POST OPERATORIO ha come finalità prevenire le complicanze da immobilità,quindi far eseguire autonomamente i passaggi posturali,impostare la deambulazione con ausili(salvo diversa prescrizione due bastoni canadesi fino al giorno 30, poi un bastone controlaterale allà protesi per 20 gg,poi deambulazione libera prima della quale vi è talvolta un ulteriore passaggio con bastone da passeggio)ed infine recuperare articolarita'(entro i limiti precauzionali) e potenziare la muscolatura di anca e ginocchio.Con l'aumento del carico porre molta attenzione allà propriocezione con esercizi di bilanciamento del carico.

Il tutto seguendo le NORME ANTI LUSSAZIONE che devono essere trasmesse ai pazienti.
A LETTO
Da supino evitare di incrociare le gambe,evitare di flettere il busto in avanti,in decubito laterale posizionare un cuscino tra le gambe per mantenerle divaricate( fino al secondo mese post intervento),evitate un letto basso.
DA SEDUTO
No a sedie basse divani e poltrone
No a flessione busto ( es per raccogliere qualcosa a terra)
Evitare di accavallare le gambe
Alzarsi posizionandosi cautamente sul bordo sedia senza flettersi troppo in avanti.

ADL
Rialzo wc
Possibilmente doccia e non vasca con barre appoggio e tappetini antiscivolo
Se vasca apposito sedile
Vestirsi da seduti( possibilmente sedia alta e gestire gli indumenti con una pinza lunga)
Scale: salire con arto non operato,scendere con arto operato
Auto:cuscino per alzare il piano di seduta.
Casa : per raccogliere oggetti a terra flettere il busto sollevando indietro l'arto operato (sostenendosi ad appoggio fisso)

Si consigliano in seguito nuoto (dorso e stile), passeggiate, cyclette consentita ma con sellino alto.
Con la raccomandazione della cautela con nuove attività sportive( previa consultazione)di evitare aumenti ponderali,non portate carichi troppo pesanti. Segnalare sempre la presenza protesi in caso di 

RMN
Monica Conta