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lunedì 22 dicembre 2014

TUNNEL CARPALE: COSA DEVI SAPERE. Come valorizzare il tuo lavoro trattando un tunnel carpale e screditare il chirurgo.



Quante volte hai ascoltato questa frase: Sento formicolio alla mano, mi hanno detto che è il tunnel carpale, il medico di famiglia o peggio il chirurgo mi ha detto che la fisioterapia non puó far nulla e che l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.
In quel preciso istante tu hai sicuramente reagito in uno di questi due modi:
  • Taci insicuro e accetti quello che ha detto il medico, infondo credi di non avere le risorse giuste per poter affrontare il problema e quindi eviti di fare brutta figura.
  • Dimostri semplicemente che il medico si sbaglia ed innalzi la tua stima personale e conquisti il loro rispetto.
La nostra professione è tra le piú umiliate dal punto di vista professionale, tutti cercano di dirti cosa fare, persino il paziente crede di conoscere la fisioterapia! È estremamente umiliante!
NON puoi permettere piú che tu venga trattato cosí, ma per far ció devi diventare piú sicuro delle tue strategie e piú ricco di conoscenze.

Come ben saprai il nervo interessato, nonché “ intrappolato” nel tunnel carpale è il Nervo Mediano.
La cosa piú importante che devi ricordare è il suo percorso :
  • Origina da C5 a T1, in modo particolare da C5-C6 (Zona altamente vulnerabile).
  • Passa sotto la clavicola e sopra la prima costa.
  • Si dirige anteriormente , potresti palparlo anche tra il brachioradiale e pronatore rotondo.
  • Entra nel tunnel che ha come base le ossa del carpo e come soffitto un tessuto connettivo chiamato “legamento trasverso del carpo”.
  • Innerva il tenar, 1°, 2°, 3° dito, parte laterale del 4° dito e la faccia dorsale delle falangi distali. In piú i muscoli pronatore rotondo, palmare lungo, flessore radiale del carpo, flessore superficiale delle dita.
  • I sintomi si trasmettono lungo il decorso del nervo mediano ed i principali sono INTORPIDIMENTO, FORMICOLIO, DEBOLEZZA DELLE PRIME 3 DITA, GONFIORE,SUDORAZIONE DELLA MANO,, ed altre piccole varianti. In questo tunnel  abbiamo anche i tendini dei flessori profondi e superficiali, capillare, arteria, vena, il tutto con uno specifico gradiente di pressione che se viene alterato potrebbe causare diminuzione di irrorazione sanguigna al nervo, dilatazione di una di esse, stasi etc.
mediano 1
Quindi quando il paziente ti dice: “Ho formicolio alle dita” o peggio ancora alla mano,  “ho fatto l’elettroneurografia ed il medico ha confermato la sua ipotesi di tunnel carpale”, trattieniti  se riesci oppure da sfogo alla giustificata, spavalda risata e digli senza temere che chiunque l’abbia detto non è un professionista, ma uno che della scienza ne fá una legenda metropolitana.
Tu, collega, devi ricordare che la salute del nervo é legato al suo flusso assonoplasmatico . Perché sapere questo?
Semplice, hai mai sentito parlare di double crush?
Esso consiste in un doppio schiacciamento, condizione per cui se il nervo parte giá con un segnale alterato a monte, immagina a valle come diventa!
 ARM Upton e AJ Mccomas, scopritori  di questo double crush (doppia compressione nervosa) hanno dimostrato che su 115 pazienti con sintomi al tunnel carpale l’80% avevano disturbi cervicali!!
È logico quindi capire che tale flusso assonoplasmatico non è ottimo distalmente se parte giá alterato e deficitario prossimalmente.
Da oggi devi considerare che l’esame elettroneurografico dá spesso un problema al tunnel carpale,MA NON SIGNIFICA SEMPRE che il problema sia nel tunnel carpale, perché ripeto, il nervo potrebbe essere nella condizione di double crush e quindi con un segnale ridotto distalmente.
La perdita di segnale potrebbe iniziare giá in alto, in piú il nervo durante il suo tragitto si ritrova a percorrere  passaggi stretti, e vi assicuro non é felice! Dopo di che, l’ultimo dei passaggi stretti è il tunnel carpale, e per fortuna che finisce lí altrimenti immaginatevi cosa avrebbero trovato se il braccio fosse piú lungo o se ci fosse un’altra strettoia! Praticamente niente segnale, tutti noi operati!
Altre cause di alterazione del funzionamento del nervo mediano possono essere:
  1. Ispessimento non infiammatorio delle guaine sinoviali.
  2. Traumi, fratture cervicali,fratture al gomito o polso.
  3. Alterazioni reumatologiche tipo artrite reumatoide, gotta ecc
  4. Diabete , cisti, tumori, farmaci.
  5. Gravidanza, che a causa dell’ormone relaxtin si verifica una modifica del tessuto connettivo.
    Conosci Lundborg? Ricercatore di fama mondiale?
    Ebbene Lundborg ha descritto 3 fasi di degenerazione sintomatiche, queste fasi le utilizzerai per capire a che stadio si trova il paziente:
    1° Stadio, meno grave: In questa fase il tuo paziente si lamenterá dei sintomi notturni che si risolvono  semplicente e momentaneamente muovendo la mano. In questa fase ovvio che NON  SERVE FARE CHIRURGIA, perche ci sono solo  i sintomi ma niente danno.
    2° Stadio:  In questa fase il paziente ti dirá che ha dolori sia la notte sia durante il giorno. A quest’ultimo soprattutto quando svolge lavori statici o lavori che richiedono movimenti a fine raggio. Inoltre si lamenterá di parestesie, sudorazione, gonfiore  e temperatura alterata delle dita.           Anche in questa fase NON SERVE FARE CHIRURGIA:
     Non è detto che dal secondo stadio arrivi alla terza fase!!!!
    3° Stadio : In questo stadio i disturbi sono sia micro che macro tessutali,  il paziente perde la funzionalitá dei muscoli lombricali e del tenar. Il paziente  presenta una sorta di paresi della mano e si lamenta del fatto che gli cadono gli oggetti dalla mano, quindi ha perso sia la sensibilitá  che la coordinazione.  Solo in questo stadio SERVE LA CHIRURGIA.

    QUINDI COSA DEVI FARE QUANDO TI CAPITANO QUESTI CASI?
    Per prima cosa devi scoprire la causa del disturbo, facendo le domande  sulle possibili cause descritte poco fá.
    Poi devi valutare il:
    • Distretto cervicale, soprattutto notare se il tuo paziente ha un’ anteposizione del capo in particolare C5 C6.
    • Fare alcuni test del tipo phalen test, tinel test, rivers phalen test, l’estensione orizzontale del polso, upper limb.
    • La prima costa.
    • La sindrome del t4.

    Quindi per ognuno di questi distretti devi saper analizzare alterazioni di movimento e conoscere tecniche di normalizzazione. Posso assicurarti che potresti risolvere questa disfunzione anche in un paio di sedute.
    Nel frattempo una ottima soluzione che potresti adottare contemporaneamente all’analisi, e alla ricerca della normalizzazione di queste strutture è l’applicazione di un tape con lo scopo di migliorare il flusso assonoplasmatico distale, migliorare la pressione tra i vari organi che compongono il tunnel, migliorare il flusso sanguigno e drenante.
Ti descrivo 2 applicazioni  da poter usare sia in fase acuta che in fase funzionale:
Fase ACUTA:
  1. Misura il tape da utilizzare e da applicare portando l’arto del paziente in avanti a gomito esteso, mano supinata e dorsi flessa. Da questa posizione la misura da prendere in considerazione è da metá avambraccio a metá palmo. (FIG.1)
                                                                                                                                                             
2. Taglia il tape a ventaglio cioè a cinque striscioline come nella foto, lasciando 2 cm di nastro unito senza taglio chiamato attacco. (FIG.1)
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3.  Mantenendo il polso in questa posizione di flessione palmare avrai davanti a te sia gli estensori che  la pelle stirata. A questo punto applica l’attacco a metá avambraccio e le striscioline a 0 tensione (senza tirate il tape), verso ogni dito. ( FIG.2)
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4. Fai la stessa cosa sulla parte palmare del polso ricordandoti di applicare il tape ponendo il polso in flessione dorsale stirando cosi pelle e i flessori. ( FIG.3)
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FASE FUNZIONALE:
  • La fase funzionale va utilizzata nella fase post-acuta.
  • Misura il tape prendendo come punto di riferimento le metacarpo falangee e i due terzi dell’ avambraccio. Questa volta peró mantenendo il braccio teso normalmente ossia senza flessione del polso.
  • A questo punto devi piegare il tape in 2.
  • Dall’ estremitá doppia ripiega il tape in 3 parti uguali e applicaci 2 tagli come nella foto. Questo ti servirá  per poter ottenere 2 fori dentro la quale ci infilerai il 3° e 4° dito del paziente. ( FIG 1)
  • Applica il tape funzionale inserendo il corrispettivo 3° e 4° dito nei 2 fori. ( FIG.2)
  • Con il polso dorsiflesso con una aggiunta di deviazione ulnare, attacca a 0 tensione il primo lato della striscia. Attacca l’ altra striscia con il polso flesso palmarmente. (FIG:3)
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L’applicazione cosi effettuata creerà durante il movimento una variazione di pressione visibile attraverso la formazione di grinze sul tape. Questa variazione di pressione serve per ottenere un  miglioramento del drenaggio, riduzione del dolore attraverso il sitema del gate control, rilassamento muscolare.
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Considerando che il tape dovrebbe essere cambiato ogni 3 giorni, io vi consiglio di tenere a mente queste linee guida ossia :
Durante la fase acuta applica la tecnica a ventaglio per almeno 1 settimana. Dopo di che superata tale fase continua con l’applicazione funzionale per almeno 2 settimane.
I metodi di applicazione di un tape sono vari, essi si diversificano in base alle numerose  e contrastanti scuole di pensiero. Studia la teoria, praticala, annota i risultati scadenti e quelli di successo. Solo cosí diventerai piú sapiente e sicuro di te stesso.
Questa applicazione ,secondo la nostra esperienza, e gli ottimi risultati raggiunti, merita di essere presa in considerazione ed io ve le dono.
Credo di averti dato un buon consiglio, se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina facebook: FISIOPROGRAM-INTENSIVE; e se desideri avere altri aggiornamenti dal blog ricordati di iscriverti.
IO SONO DALL’ALTRA PARTE DELLA RETE.
Buon lavoro.

PROTESI D'ANCA

Si compone di parte femorale e coppa acetabolare.Parliamo di ENDOPROTESI se viene sostituita solo la parte femorale,di ARTROPROTESI quando viene impiantata anche la coppa acetabolare(protesi totale anca). La protesi può essere cememtata o non cememtata cioèimpiantata direttamente nell'osso.

Lo scopo dell'intervento é il recupero della funzione (con cessazione sintomatologia dolorosa). IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO POST OPERATORIO ha come finalità prevenire le complicanze da immobilità,quindi far eseguire autonomamente i passaggi posturali,impostare la deambulazione con ausili(salvo diversa prescrizione due bastoni canadesi fino al giorno 30, poi un bastone controlaterale allà protesi per 20 gg,poi deambulazione libera prima della quale vi è talvolta un ulteriore passaggio con bastone da passeggio)ed infine recuperare articolarita'(entro i limiti precauzionali) e potenziare la muscolatura di anca e ginocchio.Con l'aumento del carico porre molta attenzione allà propriocezione con esercizi di bilanciamento del carico.

Il tutto seguendo le NORME ANTI LUSSAZIONE che devono essere trasmesse ai pazienti.
A LETTO
Da supino evitare di incrociare le gambe,evitare di flettere il busto in avanti,in decubito laterale posizionare un cuscino tra le gambe per mantenerle divaricate( fino al secondo mese post intervento),evitate un letto basso.
DA SEDUTO
No a sedie basse divani e poltrone
No a flessione busto ( es per raccogliere qualcosa a terra)
Evitare di accavallare le gambe
Alzarsi posizionandosi cautamente sul bordo sedia senza flettersi troppo in avanti.

ADL
Rialzo wc
Possibilmente doccia e non vasca con barre appoggio e tappetini antiscivolo
Se vasca apposito sedile
Vestirsi da seduti( possibilmente sedia alta e gestire gli indumenti con una pinza lunga)
Scale: salire con arto non operato,scendere con arto operato
Auto:cuscino per alzare il piano di seduta.
Casa : per raccogliere oggetti a terra flettere il busto sollevando indietro l'arto operato (sostenendosi ad appoggio fisso)

Si consigliano in seguito nuoto (dorso e stile), passeggiate, cyclette consentita ma con sellino alto.
Con la raccomandazione della cautela con nuove attività sportive( previa consultazione)di evitare aumenti ponderali,non portate carichi troppo pesanti. Segnalare sempre la presenza protesi in caso di 

RMN
Monica Conta

Semeiotica e trattamento della lombalgia

LE CAUSE


Il 20% viene identificato in cause specifiche, quali vertebrali o viscerali:
  • singolarità congenite ed acquisite della colonna
  • infiammazioni acute e degenerative
  • traumi, fratture vertebrali, discopatie, neoplasie, malattie connettivali
  • gravidanza
l’ 80% è rappresentato da cause non specifiche:
  • vita sedentaria, forma fisica scadente, allenamento fisico errato
  • sovrappeso
  • stress
  • depressione
  • lavoro sedentario
LA DIAGNOSI
  1. anamnesi storica del paziente
  2. semeiotica obiettiva generale
  3. indagini strumentali: radiografia, TAC, RMN, E.M.G., M.O.C. scintigrafia ossea
  4. esami ematochimici
Anamnesi:
  1. modalità di insorgenza del dolore
  2. peculiarità, severità, intensità, cadenza e durata del dolore.
  3. localizzazione ed irradiazione del dolore
  4. concomitanza con altri sintomi
  5. partecipazione di malattie connettivali, metaboliche, cardio¬vascolari, neurologiche e gastro-intestinali
  6. presenza di disturbi depressivi: ansia, stress psicologico, problemi familiari, economico-sociali, lavorativi, ecc.
Esame clinico osteopatico:
  1. ispezione
  2. palpazione della regione anatomica sofferente
  3. atteggiamenti antalgici
  4. mobilità articolare passiva ed attiva del rachide e degli arti
  5. trofismo, tonicità, resistenza, e forza muscolare
  6. sensibilità superficiale e profonda
  7. equilibrio statico e dinamico
  8. valutazione posturale globale.


FATTORI DI RISCHIO DELLA LOMBALGIA
Principali:
  • ridotta capacità articolare della colonna e delle anche
  • ridotta forza dei muscoli del tronco
  • ridotta coordinazione motoria
  • ridotta elasticità degli ischio¬crurali e dei paravertebrali
  • ridotta resistenza degli estensori della colonna
  • ridotta, o inesistente, attività fisica intensa (< di 3 ore settimanali).
Complementari:
  • lavoro sedentario o fisicamente impegnativo
  • stress posturali
  • obesità
  • fumo


DECORSO FISIOLOGICO, E STATISTICHE DELLA LOMBALGIA
Nel 85%, circa, dei casi la ripresa avviene pressappoco in 3 mesi; il 50% di questi pazienti tendono, potenzialmente, ad una recidiva. Il 10%-15% dei casi diverranno cronici con invalidità variabile.



GLI OBIETTIVI DELLA RIABILITAZIONE NELLA LOMBALGIA:
  1. trattare il dolore con mezzi che evitino l’allettamento e la farmacodipendenza
  2. ottimizzare la funzionalità vertebrale e recuperare la postura.
  3. istruire ad una corretta ergonomia vertebrale
  4. educare il paziente all’autogestione delle manifestazioni a carattere cronico
a) Trattamento della Lombalgia Acuta
  • terapia manuale decontratturante localizzata, le cui controindicazioni si esauriscono in: ematomi, strappi muscolari, arteriopatie, marcata osteoporosi, dermatiti. In questi casi tale terapia risulta inapplicabile
  • educazione posturale indotta, antalgiche e in scarico vertebrale
  • Manipolazioni, e mobilizzazioni terapeutiche inapplicabili, però, in presenza di: osteoporosi, fratture, tumori, sindromi vertiginose, patologie vascolari, marcata osteofitosi, ernia del disco espulsa o migrante, spondilolisi/spondilolistesi, gravidanza
  • Esercizi antalgici di mantenimento. Prendendo in considerazione il tipo di patologia e l’età del paziente si può valutare l’ausilio di vari metodi rieducativi come (punti da 1 a 8):
  1. La Back School: fornisce informazioni utili per il paziente, per un corretto utilizzo della sua colonna, infonde l’autostima e la fiducia in se stessi, insegnando l’autogestione del proprio problema
  2. McKenzie: usa il concetto di centralizzazione del sintomo, considerando un miglioramento la localizzazione lombare del dolore ed un peggioramento l’irradiarsi a distanza nel gluteo e nell’arto inferiore.
  3. Meziéres: usa esercizi di allungamento praticati mantenendo una postura più corretta possibile, in particolare in statica, sensibilizzando il paziente a percepire profondamente il suo corpo.
  4. Souchard o Rieducazione Posturale Globale, derivato dal metodo Meziéres e basato sul trattamento delle catene cinetiche.
  5. Rieducazione Propriocettiva: infonde un migliore controllo posturale tramite un potenziamento massimale delle afferenze propriocettive, attraverso esperienze personali ed individuali del paziente.
  6. Riprogrammazione Senso-Motoria: ripristina un corretto atto motorio, mediante una sua elaborazione cognitiva e percettiva ed una conseguente normalizzazione degli automatismi statici e dinamici.
  7. Stabilizzazione della Colonna Lombare: si basa sul concetto del mantenimento della colonna lombare in posizione indolore il più al lungo possibile durante qualsiasi attività della vita quotidiana. Si svolge all’interno delle Back School.
  8. Work Hardening: un programma sistematico di attività progressive, correlate al lavoro realizzato con meccanismi corporei perfetti, che ricondiziona i sistemi muscolo-scheletrico, cardio-respiratorio e psicomotorio della persona per prepararla al ritorno al lavoro.
Tendenzialmente, questa attività deve, però, rispettare taluni parametri: rispettare la soglia del dolore, rilassare ed allungare, espimersi (almeno inizialmente) con esercizi di tipo isometrico, deve essere eseguita (sulle prime) in scarico vertebrale, e stabilizzazione lombosacrale con mobilizzazioni dolci e progressive


b) Trattamento della Lombalgia Sub-acuta:
Rappresenta il momento di transizione dalla fase acuta:
  1. in caso di miglioramento, sovrapponibile alle modalità impiegate nella lombalgia cronica
  2. in caso di peggioramento, verso ulteriori indagini e diverse soluzioni terapeutiche, eventualmente, e purtroppo, chirurgiche.

c) Trattamento della Lombalgia Cronica
Rappresenta la fase Cinesiterapica – Rieducativa ed ha i seguenti obiettivi:
  • Insegnare una corretta gestione della colonna.
  • Ottenere un buon allenamento funzionale per svolgere le attività quotidiane
  • Mantenere una buona condizione fisica generale atta a prevenire le recidive
  • Sensibilizzare il paziente verso l’autogestione del propria condizione. Questo avviene automaticamente con la “presa di coscienza” da parte del paziente della sua condizione psicofisica e posturale e delle sue abitudini di vita, attuando dei cambiamenti in senso utile al suo problema, in base agli consigli ricevuti dal medico e dal terapista.
  • Ridurre l’importanza dei fattori di rischio soggettivi
Per ottenere un buon allenamento funzionale si deve:
  • Svolgere costantemente gli esercizi assegnati, anche a domicilio, seguendo il protocollo prestabilito dalla prescrizione medica.
  • Correggere le posture errate nel lavoro e nell’ambiente domestico
  • Adottare quando possibile posizioni di scarico vertebrale
CONCLUSIONI
È necessaria sempre una stretta collaborazione tra medico, terapista, e paziente per ottenere un buon risultato terapeutico

domenica 21 dicembre 2014

Protocollo riabilitativo Amputazione arto inferiore: – case Report con l’utilizzo anche del taping kinesiologico

Amputazione arto inferiore: protocollo riabilitativo - case Report con l’utilizzo anche del taping kinesiologico

A cura di : prof. Rosario Bellia
–  Presidente dell’Associazione Italiana  Taping Kinesiologico® 
Docente di taping kinesiologico® presso Università  Statale di Palermo e di Napoli Federico II°
–  Docente di taping kinesiologico® presso Università  Statale di Valencia (Spagna) nel 2010
– Docente al Corso di perfezionamento Università  agli studi di Milano  nel 2014
Presentazione del caso:
Paziente di 58 anni ed ecco la sua storia anamnestica, raccontata direttamente in prima persona:
Il 3 febbraio 2013 fui colto da improvviso ed acutissimo dolore al piede della gamba sinistra, gamba che mi dava da qualche giorno dolore, ma che io avevo trascurato di segnalare in quanto più volte la stessa si era fratturata ed aveva subito altri traumi.
Il dolore fu talmente forte che mi recai alla Guardia Medica che immediatamente accortasi del problema (Aneurisma all’arteria poplitea) mi ha subito trasferito in Ospedale a ………….. Qui mi hanno subito sottoposto ad un intervento chirurgico per la rivascolarizzazione purtroppo non riuscito in quanto l’aneurisma era già troppo esteso  e la conseguente necrosi era in “atto”. Il giorno 5 febbraio sono stato amputato della gamba sinistra, in pratica a metà coscia ( al terzo superiore).
Confermo che l’assistenza nell’Ospedale di ……… è stata esemplare così come la disponibilità sia dei chirurghi sia del personale infermieristico. Unica cosa che secondo me è mancata il  supporto psicologico dopo un tale trauma.
Me la sono cavata da solo.
Per la riabilitazione e fisioterapia sono stato trasferito (dietro richiesta dei miei congiunti e per comodità logistiche) presso l’Ospedale di ……..
La riabilitazione e la fisioterapia hanno compreso anche l’uso di una protesi oltre che quello dei canadesi.
Qui sono rimasto molto insoddisfatto in particolare della protesi, quasi impossibile da usare e che spesso si “sganciava” dall’apposito supporto, dandomi un completo senso di insicurezza.
E’ mancato anche qui il supporto psicologico in maniera totale.
Le sedute di fisioterapia erano effettuate giornalmente, ma senza nulla togliere agli addetti moltissimo ho risolto da solo.
Intanto continuava la terapia del dolore provocato “dall’arto fantasma” con medicinali tipo TARGIN ed altri similari, che non avevano altro effetto se non quello di rimbambirmi mentre il dolore restava. Tale dolore si è attenuato fino a scomparire quasi del tutto solo ed esclusivamente tramite il tuo metodo e di questo ti ringrazio  ancora, ovvero la applicazione di quelle simpaticissime ed utilissimestriscie colorate (taping kinesiologico kinesiobellia method)!!!! Ancora oggi ne traggo i benefici, così come traggo benefici dal tipo di esercizi da te insegnati e dalla maniera di deambulare con la nuova protesi. Insomma, concludendo, grazie ai tuoi metodi ed al tuo interessamento penso di aver risolto la maggior parte dei miei problemi, in precedenza da terzi mai presi in considerazione.
Per questo ti sono veramente molto grato e sono felice di averti conosciuto.
Ti ringrazio dal profondo, cordialmente.

Voglio precisare che il paziente è diabetico farmacologicamente compensato, e portatore di una notevole insufficienza circolatoria agli arti inferiori. L’arto inferiore sinistro, che è stato amputato era stato soggetto a varie fratture pregresse di diversa origine anche da arma da fuoco, vista la professione del paziente (adesso economista).
Come evidenziato dal “vivo racconto” del paziente ho preso in carico il caso dopo varie vicissitudini, quindi ho dovuto valutare bene tutto ciò che era stato fatto precedentemente, dal punto di vista riabilitativo, per cercare di migliorare in maniera globale l’autonomia personale del paziente.

O   O   O
Riporto di seguito le varie fasi del progetto riabilitativo:
1)    Analisi funzionale iniziale:
a) postura anteriorizzata per retrazione dello psoas da posizione seduta protratta
b) ipovalidità degli estensori femorali
c) sindrome dell’arto fantasma: “resistente”
d) passo anteriore dell’arto sano “anticipato” per asimmetria di carico
e) equilibrio in stazione eretta “instabile”
f) dopo i primi trattamenti riabilitativi il morale è molto “alto”
g) la sensibilità tattile e cinestesica è buona.
2)   Programma riabilitativo:
a)   Massaggio del moncone per migliorare la mobilità tessutale e scollare le cicatrici
O     O
b)   Mobilizzazione multi assiale dell’articolazione coxo-femorale
c)   Rieducazione funzionale degli schemi motori del passo, con particolare attenzione all’allungamento dei muscoli retratti (ileo psoas , pettineo, ecc.) e l’attivazione dei muscoli ipotonici (glutei, quadrato dei lombi, ecc.)
d)   Per trattare in modo specifico “la sindrome dell’arto fantasma”: applicazione dell’  Elettro Neuro Feedback (ENF), dopo la scansione iniziale e il riequilibrio sono stati utilizzati i programmi di:   rigenerante tessuti molli, decontratturante, aderenze post operatorie, antalgico grave.
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e)   Esercizi “ideo motori”: eseguire davanti allo specchio degli esercizi con l’arto “sano”: esercizi neuromuscolari; – fare mentalmente degli esercizi con l’arto mancante nel punto in cui si percepisce il dolore ; rilassare mentalmente l’arto mancante e con esso il moncone.
f) applicare il taping kinesiologico con due diverse tecniche in base all’obiettivo:
1. tecnica drenante emo-linfatico
2. tecnica decompressiva tissutale con obiettivo “gate controll”
3. tecnica di stimolazione “neuro regolatrice” esterocettiva
O   O
g)     Esercizi dalla stazione eretta: spostamenti di carico nelle varie direzioni davanti allo specchio e poi anche ad occhi chiusi. Controllo del tronco nell’appoggio mono podalico.
h)    Esercizi propriocettivi in stazione eretta.
i)   Rieducazione del cammino e dei passaggi di posizione.

O  O
La riabilitazione dell’amputato deve essere personalizzata: questa deve essere una regola fondamentale.
  1. Cause di disfunzioni post-chirurgiche:
  • Lunghi periodi di impotenza funzionale durante i quali i pazienti sono stati sottoposti a terapie farmacologiche e chirurgiche (by-pass)
  • Perdurare di insufficienza arteriosa
  • Necrosi tessutale dell’ estremità
  • Riduzione progressiva delle capacità  di deambulare
  • Peggioramento delle condizioni generali del malato
  • Ipotrofia muscolare
  • Riduzione della mobilità degli arti inferiori
  • Deficit di equilibrio posturale
  • Funzione cardiaca e malattie cardiovascolari
  • Patologie osteo-articolari
  • Affezioni del sistema nervoso
  •  Disfunzioni della funzione respiratoria
  1. Valutazione clinica generale:
  1. Riabilitazione cardiovascolare
Il training motorio  permette un maggior adattamento dei muscoli allo sforzo grazie ad un’ aumentata capacità di utilizzare il metabolismo aerobico.
4.  valutazione del moncone
a)  Complicanze a carico della cute:  difetti di cicatrizzazione per insufficiente irrorazione, possibili aderenze, invaginazioni, cheloidi, fistole, dermatiti, follicoliti, eccesso o scarsità di tessuti molli
b)  Edema del moncone:  per modificazione della normale distribuzione dei vasi sanguigni e del sistema linfatico prodotta dall’ amputazione
c) Parti ossee: difetti di lunghezza del moncone, irregolarità nell’ estremità dell’ osso sezionato, comparsa di esostosi, osteoporosi
d) Disturbi delle articolazioni prossimali all’ amputazione: atteggiamenti viziati per contratture, retrazioni capsulari o alterazioni della struttura articolare
e) Dolore del moncone: dolori ischemici legati a turbe trofiche e circolatorie, dolori d’alterazione del segmento ossee, da patologie cutanee, da cicatrici, dolori neurogeni: parestesie, neuromi, arto fantasma.
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5.  affezioni del sistema nervoso:
a)    Neuropatie periferiche
b)   NEUROMI: agiscono come piccolissimi circuiti elettrici che continuamente spediscono messaggi di dolore al cervello senza correlazione con un reale danno sul moncone.
c)    Arto fantasma.
O
A)    arto fantasma:
nel 1551è stato descritto per la prima volta da Ambroise Parè.  Nel 1969 Weinstein lo definisce come  “l’ impressione soggettiva della consapevolezza di un segmento corporeo mancante o deafferentato, da parte di un paziente senza turbe psichiche o cognitive”.
Compare anche a seguito di altri eventi mutilanti ed in associazione a lesioni nervose: amputazioni di arti, mastectomie, estrazioni dentarie, enucleazione del globo oculare, malattie mutilanti degli arti, agenesia degli arti, lesioni SNP, lesioni del tronco dell’encefalo, del talamo e dei lobi parietali.
a)    Vero e proprio:
è la percezione dell’ arto mancante a seguito dell’ amputazione, con tutte le sue caratteristiche spaziali;  tende a comparire subito dopo l’ amputazione e può persistere anche per sempre; ha carattere di realtà e il soggetto ha la sensazione di compiere movimenti con le parti mancanti; caratteri di somatognosia e topognosia.
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b)   Sensazioni:
tutte le sensazioni non obbligatoriamente presenti a carico della parte mancante (parestesie, dolore, senso di pesantezza).
Una gran quantità di “amputati” (50-80%), prova il fenomeno dell’arto fantasma, sentono la parte del corpo che non esiste più. Questi “arti” possono prudere, far male e dare l’impressione di muoversi. Alcuni scienziati ritengono che questo abbia a che fare con una “mappa dei neuroni” che il cervello ha del corpo, la quale manda informazioni sugli arti senza curarsi della loro esistenza. Sensazioni fantasma e dolori fantasma possono manifestarsi dopo la rimozione di parti del corpo diverse dagli arti, l’amputazione del seno, l’avulsione di un dente (mal di denti fantasma), o la rimozione di un occhio.. Un fenomeno simile è un’inspiegabile sensazione in una parte del corpo non collegata con l’arto amputato. È stato ipotizzato che la porzione di cervello responsabile dell’elaborazione degli stimoli dell’arto amputato, venendo privata dell’input, in realtà si espande al cervello circostante così che l’individuo proverà un’inspiegabile pressione o movimento sulla faccia o sulla testa.
In molti casi l’arto fantasma aiuta ad adattarsi alla protesi, perché permette alla persona di provare la propriocezione dell’arto protesico.

O
B)   Disturbo di SCHEMA CORPOREO
Schema corporeo: rappresentazione mentale del proprio corpo e della sua posizione nello spazio          
ALTRI DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO DESCRITTI:
  • Fenomeno di plasticità “disarmonie posturali”
  • Avvertito nella parte più distale dell’ arto amputato
  • Di natura ESTEROCETTIVA (sensazione di bruciore, pugnalata)
  • Di natura PROPRIOCETTIVA (schiacciante, crampiforme)
  • Durata: continuo o intermittente
  • Intensità: da lieve a lancinante
Evoluzione del dolore dell’arto fantasma:
– dolore acuto del moncone: Si risolve rapidamente; se persiste possibile infezione, fattori vascolari o psicologici
– dolore cronico del moncone: Fattori legati alla protesi, speroni ossei, neuroma doloroso, spasmi muscolari di tipo crampiforme, dolore di tipo ischemico di tipo urente.
TECNICHE PER ALLEVIARE IL DOLORE DELL’ ARTO FANTASMA:
– eseguire davanti allo specchio degli esercizi con l’arto “sano”: esercizi neuromuscolari.
– avvolgere il moncone in un asciugamano caldo e morbido
– fare mentalmente degli esercizi con l’arto mancante nel punto in cui si percepisce il dolore
– rilassare mentalmente l’arto mancante e con esso il moncone
– fare qualche leggero esercizio generale
– fare degli esercizi con il moncone
– contrarre i muscoli del moncone e rilasciarli lentamente
– applicare un bendaggio elastico od una calza contenitiva sul moncone. Se si è già in possesso della protesi, indossarla e fare una piccola passeggiata. Se, dopo averla indossata, la protesi procura fastidio, è opportuno toglierla e indossarla nuovamente dopo alcuni minuti. Se il moncone è stato troppo compresso dall’invaso, la rimozione della protesi può alleviare la pressione esercitata sulle terminazioni nervose
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- applicare il taping kinesiologico con due diverse tecniche in base all’obiettivo:
a. tecnica drenante emo-linfatico
b. tecnica decompressiva tissutale con obiettivo “gate controll”
c. tecnica di stimolazione “neuro regolatrice” esterocettiva
–  utilizzo  Elettro Neuro Feedback (ENF) E’ uno strumento di nuova generazione, che produce un algoritmo d’impulsi elettrici, mediante l’attivazione di un circuito a retroazione negativa. Questo strumento  è in grado di leggere i valori d’impedenza della pelle e di trasmettere impulsi elettrici attraverso lo speciale algoritmo d’interazione con l’organismo. Molto utile nel trattamento dell’arto fantasma in sinergia con le altre tecniche riabilitative. Nella prima fase si è effettuata una scansione digitale per “mappare” con precisione l’area d’indagine per individuare i punti da riequilibrare nella fase successiva.
– cambiare posizione, muoversi o alzarsi
– immergere in acqua calda o usare una doccia per massaggiare il moncone
– massaggiare il moncone cercando di rilassare la muscolatura e scollare la cicatrice
– avvolgere il moncone con un cuscino termico.
Programma riabilitativo:
q  Raggiungere l’utilizzo ottimale della protesi
q  Prevenzione e terapia dell’arteropatia dell’arto “sano”
q  Inserimento nella vita sociale
     Fasi del trattamento protesico
  • Fase post-chirurgica/ preprotesica
  • Fase della protesizzazione
  • Fase postprotesica
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Programma riabilitativo del paziente amputato
a)    Fase Preprotesica: bendaggio, idrokinesiterapia, posture, massoterapia, terapia fisica
b)   Fase Postprotesica: ricostruzione dello schema corporeo, riequilibrio muscolare e funzionale, terapia occupazionale, AUTONOMIA.
Scheda di lavoro a domicilio del nostro paziente:
1)   Rieducazione funzionale dell’arto amputato
2)   Allungamento dei muscoli retratti (ileo-psoas,ecc.)
3)   Tonificazione dei muscoli ipotonici ( gluteo, quadrato dei lombi, ecc.)
4)   Esercizi dalla stazione eretta in carico podalico
5)   Esercizi propriocettivi in stazione eretta
6)   Rieducazione del cammino e dei passaggi di posizione.

angioplasty
Conclusioni e considerazioni
Le patologie circolatorie degli arti inferiori sono in continuo aumento per la crescente incidenza delle malattie “ostruttive- degenerative” dell’apparato cardio-circolatorio, che evolvono con l’insufficienza circolatoria e metabolica degli arti.
La chirurgia vascolare ortopedica moderna ha fatto dei passi da gigante, raggiungendo dei risultati veramente importanti per ridare “autonomia” alle persone che sono affette da patologie degenerative, che altrimenti darebbero una riduzione dell’autonomia personale oltre al disagio per il dolore. I materiali che vengono utilizzati per le protesi sono stati ottimizzati. I nuovi “invasi” in silicone termoformabili hanno migliorato il confort del paziente rendendo il protocollo riabilitativo più veloce, inoltre  permettendo una mobilità sicura e “fluida”.
Il taping kinesiologico si inserisce in maniera funzionale nelle varie fasi del protocollo riabilitativo: drenare l’edema, mobilizzare la cicatrice, azione esterocettiva per la sindrome dell’arto fantasma, ecc.
Molto interessante anche l’utilizzo dell’ Elettro Neuro Feedback (ENF) in modalità molto versatile: drenante, neuro regolazione, ecc.
Personalmente in questi anni lavorativi ho trattato molti pazienti con amputazioni e sono molto contento del risultato raggiunto con il paziente che ho presentato in questo case report.
Concludendo, molto significativo  il “commento” del paziente: queste sono le soddisfazioni più belle della nostra meravigliosa professione. Buon lavoro a tutti.
Bibliografia:

- R. Bellia – “ Il taping kinesiologico nella traumatologia sportiva – manuale pratico di applicazione “ ed. Alea Milano – 2011 ( ISBN 978 – 88 – 6172 – 062 – 6).
– R. Bellia –  “ Il taping kinesiologico  Metodo Koreano – manuale pratico di applicazione nella traumatologia moderna “ ed. Alea Milano – 2012 ( ISBN).
– R. Bellia –  “ Il taping kinesiologico nelle disfunzioni della colonna vertebrale, rachialgie e postura – manuale pratico di applicazione“ ed. Alea Milano –  settembre 2013 ( ISBN).
- Servizio di Rieducazione Funzionale – Policlinico G.B. Rossi Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione.